Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: sì a lezioni di nuoto miste per musulmane

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L'edificio che ospita la Corte Europea della CEDU, a Strasburgo, By CherryX - Own work, CC BY-SA 3.0, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=38007603

Se la legge di uno stato lo prevede, le ragazze musulmane sono tenute a nuotare in piscina, anche in presenza di ragazzi. E’ quanto stabilito dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in un caso che ha visto contrapposta la Svizzera a due genitori di origine turca, il signor Aziz Osmanoğlu e la signora Sehabat Kocabaş, che si sono rifiutati di mandare le proprie due figlie alle lezioni di nuoto scolastiche, obbligatorie nel cantone di Basilea. Il diniego dei coniugi, motivato su basi religiose, non ha evitato loro una multa di 1400 franchi svizzeri, per aver agito “in violazione dei loro doveri genitoriali”.

Le corti nazionali svizzere hanno respinto i ricorsi dei signori Osmanoğlu lo scorso anno e così il caso è approdato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. I coniugi sostenevano, infatti, che la legge svizzera violasse l’articolo 9 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, attinente alla libertà di pensiero, coscienza e di religione.

Ma anche la Corte Europea ha respinto il loro ricorso, asserendo la legittimità e la proporzionalità della multa che, secondo i giudici, assicura che i genitori mandino i loro figli alle lezioni di nuoto obbligatorie, poiché ciò è un loro interesse ed inoltre garantisce la socializzazione e l’integrazione della prole.

I giudici, che hanno deciso all’unanimità, provenivano da Svezia, Serbia, Slovacchia, Spagna e Svizzera. Essi hanno riconosciuto che la libertà di religione era interessata dalla vicenda, ma hanno ritenuto di importanza fondamentale il fatto che la legislazione svizzera cerchi di proteggere gli scolari stranieri da ogni tipo di esclusione sociale, garantendo una completa educazione, in modo da facilitare l’integrazione, in accordo con usi e costumi del luogo. E’ questo interesse che ha prevalso sul desiderio dei genitori.

L’anno scorso un caso simile si presentò, sempre in Svizzera, nel canton San Gallo. Un padre dovette pagare 4000 Chf per aver rifiutato di mandare le proprie figlie alle lezioni di nuoto scolastiche.

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