Nasce #MosqueMeToo: le donne arabe partecipano al movimento contro le molestie

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#MosqueMeToo, fonte foto: google
#MosqueMeToo, fonte foto: google

Mesi fa, tramite Twitter e un post di Alyssa Milano, nacque #MeToo. Oggi quel movimento conta di un numero illimitato di donne. L’idea era di affiancare e supportare le migliaia di donne vittime di molestie. Oggi, insieme al movimento #MeToo c’è #MosqueMeToo.

Le donne musulmane hanno appoggiato l’idea delle tante altre donne per denunciare le molestie che subiscono. #MosqueMeToo. È diventato l’hashtag che le donne musulmane usano per condividere on line le loro esperienze di molestie. Le donne raccontano di molestie all’interno della moschea e durante il pellegrinaggio alla Mecca.

Il momento e il luogo più sacro della religione diventano luoghi pericolosi per le pellegrine. A farsi avanti per prima è stata la giornalista egiziana-americana Mona Eltahawy. Mona è stata vittima di molestie nel 2013 durante il pellegrinaggio alla Mecca. Molte altre donne musulmane hanno seguito la giornalista e ora si contano più di duemila tweet in meno di 24 ore.

Sto con le mie sorelle che sono state molestate in ambienti che consideravano sicuri. Persone orribili possono stare in luoghi sacri. Come musulmane è nostro dovere stare al fianco di queste nostre sorelle. #MosqueMeToo

Ho letto di #MosqueMeToo. Mi ha riportato alla mente orribili ricordi del pellegrinaggio del 2010. La gente pensa che la Mecca sia luogo talmente sacro che nessuno farebbe qui niente del genere. È falso.

Questi sono alcuni dei messaggi che raccontano di molestie e violenze, nei luoghi di culto. Secondo quanto stilato dalla BBC sono 2 milioni i musulmani che non si recano nei luoghi sacri per culto ma per compiere gesti abominevoli.

Inoltre, il movimento vuole anche far capire che nonostante le donne musulmane indossano il velo, questo non le protegge. Quindi non è quello che indossa la donna a portare la molestia.

Anche se molti pensano che il velo sia una protezione. Questa loro affermazione va a discapito dei cartelli dove il velo viene pubblicizzato come se fosse una protezione.

 

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