Questa Italia? Sta affrontando la stessa involuzione del Brasile

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Gianpiero Ventura fonte foto: Di Вячеслав Евдокимов - fc-zenit.ru, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38885600
Gianpiero Ventura fonte foto: Di Вячеслав Евдокимов - fc-zenit.ru, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38885600

Alzi la mano chi pensa che questa Italia, tecnicamente, sia più forte di quella di fine anni ’90 e inizio anni 2000 (fino al Mondiale vinto, ovviamente). Un’Italia dove era serratissimo il ballottaggio tra Roberto Baggio e Alex Del Piero, tra quest’ultimo e Francesco Totti, tra Gianluigi Buffon e Francesco Toldo (almeno fino al 2000).

Un’involuzione (senza nulla togliere ai calciatori attuali) che, però, ha un eguale: si tratta del Brasile. Sì, perché, senza tanti giri di parole, chissà se Neymar avesse giocato nel Brasile di Denilson, Ronaldinho, Ronaldo, Kakà, Cafù, Dida, Kleberson, Lucio, Roberto Carlos e altri, diversi, mostri sacri. Oggi, invece, la squadra verde-oro vanta sì buoni giocatori ma lontani parenti di quei formidabili fuoriclasse che, soltanto a nominarli, facevano venire letteralmente i brividi. Quei calciatori, dalle qualità tecniche assolutamente eccezionali, praticamente al momento non hanno eredi. Un problema, quindi, che attanaglia il calcio mondiale non soltanto quello italiano: ritornando in Europa, basti pensare alla Francia che, pur avendo una buonissima squadra, non ha un calciatore che possa ricordare nemmeno lontanamente la straordinaria tecnica di Zinedine Zidane. Dall’altra parte, però, ci sono Nazionali emergenti come l’Albania che, ad esempio, si ritrova con due ottimi portieri come Strakosha e Berisha. C’è chi scende e c’è chi sale e l’Italia, purtroppo, scende.

 

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