“Tutti uomini tra i registi nominati”: perché il commento di Natalie Portman ai Golden Globe 2018 è importante

All’ennesima assenza di donne tra le nomination come miglior regia dei Golden Globe 2018, l’attrice sfoga la sua frustrazione sul palco, tra plauso e critiche.

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Natalie Portman e Ron Howard. Fonte: PopSugar
Natalie Portman e Ron Howard. Fonte: PopSugar

L’attesissima 75ª edizione dei Golden Globe è appena trascorsa e, tra applausi e sorprese, non sono di certo mancate polemiche e riflessioni.

Tra le numerose edizioni della celebre cerimonia di premiazione che già si sono moralmente impegnate ad avere come filo conduttore argomenti delicati ed ampiamente discussi, questa del 2018 è stata, senza alcun dubbio, “scottante” per svariate motivazioni, prima tra tutte, lo scandalo delle molestie sessuali ad Hollywood, esploso con il “Caso Harvey Weinstein” e diffusosi poi a macchia d’olio.

Proprio per sensibilizzare la massa e sostenere le donne vittime di abusi, le attrici protagoniste della cerimonia hanno promosso un’iniziativa, quella di indossare sul red carpet abiti neri, proposta a cui hanno aderito anche diversi uomini, indossando la spilla del movimento, cosiddetto Time’s Up.

Durante la serata, inoltre, sono state numerose le star che hanno dato il loro contributo esprimendosi a proposito di discriminazioni e soprusi d’ogni genere. Come lo splendido discorso di Oprah Winfrey improntato sulla resilienza e dedicato a tutte le donne e a tutti gli uomini che hanno combattuto con coraggio, “per diventare i leader che ci condurranno al tempo in cui nessuno debba dire ‘me too’ ancora”. Oltre alla Winfrey, hanno dato parecchio da discutere le parole di Natalie Portman.

L’attrice, affiancata da Ron Howard, si trovava sul palco per annunciare le cinque candidature al premio per la miglior regia (vinto poi da Guillermo Del Toro). “Tutti uomini” come ha prontamente commentato lei, dividendo pubblico e social network tra sostenitori e chi l’accusa di aver mancato di rispetto ai candidati ed aver aizzato un inutile polverone.

Ma è davvero un inutile polverone come si dice? O forse dovrebbe far riflettere il fatto che Barbra Streisand, come ha detto lei stessa salita sul palco subito dopo per premiare il miglior film drammatico, sia stata l’unica regista donna a vincere un Golden Globe in settantacinque edizioni, nel 1984? Certamente, la quasi totale assenza di donne registe premiate o anche solo candidate deriva dal fatto che, ancora oggi, le registe sono molto bistrattate rispetto ai colleghi uomini. Perché ce ne sono e producono anche degli ottimi ed acclamati lavori (basti pensare al recente successo di Greta Gerwig con Lady Bird o a Kathryn Bigelow con Detroit).

Dunque, non possiamo cavarcela con un ipocrita “il caso ha voluto così” perché i numeri parlano da soli e danno dei risultati assurdi, non soltanto in campo registico ma anche attoriale.

Difficile da accettare che, secondo le statistiche, l’attrice più pagata del mondo guadagni meno della metà dell’attore più pagato del mondo. E sicuramente sarà stato molto difficile per la grandiosa Michelle Williams, dovendo rigirare le scene del film Tutti i soldi del mondo in assenza di Kevin Spacey, accettare il fatto di essere pagata 1.000 dollari, a differenza del collega Mark Wahlberg a cui sono stati offerti ben 1,5 milioni di dollari per fare la stessa cosa.

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