UK, Theresa May forma il nuovo governo

Brexit means brexit

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Il nuovo primo ministro britannico Theresa May “Brexit means brexit” (Brexit significa brexit). Queste le prime parole pronunciate dal nuovo primo ministro britannico Theresa May, 59 anni, prima donna a downing street dopo Margaret Thatcher.
Parole chiare e nette che hanno sgomberato il campo dalle fantasiose ipotesi, alimentate dalla grancassa mediatica, di un ripensamento (anzi, addirittura di un melodrammarico pentimento) da parte dei sudditi di sua Maestà.
Per contro, della surreale petizione per rigiocare la partita referendaria si sono perse le tracce, mentre la Scozia e l’Irlanda del Nord fanno ancora parte del Regno Unito.
Nel corso della campagna referendaria, Theresa May si era schierata, seppur tiepidamente, in favore del remain, ma da primo ministro ha preso doverosamente atto della volontà popolare.
E’ la democrazia, bellezza.
E poiché alle parole devono seguire i fatti anche la nomina dei ministri ed, in particolare, quella di Boris Johnson, l’alfiere del fronte del leave (sì, proprio quello che secondo i primi incauti commenti post voto avrebbe abbandonato la nave inglese dopo la brexit prima del suo inevitabile affondamento…) a ministro degli affari esteri, non lascia adito a dubbi sulla volontà di Theresa May, di traghettare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea.
Ad affiancare Boris Johnson durante i negoziati con l’Ue sarà il sottosegretario David Davis.
I negoziati non saranno facili, né tantomeno brevi come si vorrebbe negli ambienti europei. D’altro canto, la “clausola di recesso” prevista dall’articolo 50 del Trattato Ue prevede due anni di tempo. E le regole sono regole, come spesso ripetono i burocrati di Bruxelles.
Agli interni andrà, invece, un’altra donna Amber Rudd.
Indicativo anche il siluramento di George Osborne, braccio destro di Cameron e cancelliere dello scacchiere. Al suo posto Philip Hammond. Si tratta di una netta presa di distanza dalla politica economica del precedente governo.
Se stai facendo fatica, se lavori tutto il giorno, se la tua vita è una sofferenza sto parlando a te. Il mio governo non sarà guidato dagli interessi di pochi privilegiati, ma dai vostri”.
Con questa dichiarazione, rilasciata di fronte alle telecamere dal n. 10 di downing street, ha dato il via al nuovo corso.
Non si tratta solo di un’abile mossa politica per mettere nell’angolo un labour party sempre più in difficoltà, né più né meno dei partiti socialisti europei che, in tempi recenti, hanno condiviso (e, a volte, addirittura imposto) dottrine economiche neoliberiste.
A differenza di tanti osservatori, Theresa May sembra aver compreso perfettamente le ragioni degli elettori britannici che hanno votato per il leave.

 

 

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