A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre, emergono nuovi elementi sulle condizioni dell’aria respirata a Ground Zero nei giorni e nei mesi successivi al crollo delle Torri Gemelle. Oltre 170mila pagine di documenti e comunicazioni interne sono state recentemente desecretate a New York, riportando l’attenzione sui rischi a cui furono esposti soccorritori, residenti e lavoratori
I retroscena
Secondo le carte, mentre pubblicamente le autorità invitavano la popolazione a non temere e a tornare alla normalità, alcune comunicazioni interne descrivevano una situazione molto più preoccupante. In particolare, venivano segnalati livelli elevati di sostanze pericolose, tra cui amianto. I pompieri, impegnati senza sosta nella ricerca dei dispersi e nella rimozione delle macerie, sarebbero stati inoltre scoraggiati dall’utilizzare i respiratori, perché l’aria veniva considerata sicura.
Le conseguenze sulla salute sono emerse soprattutto negli anni successivi. Il World Trade Center Health Program conta oggi circa 140mila iscritti e, secondo i dati riportati nei documenti, oltre 57mila persone hanno ricevuto una diagnosi di tumore. Quasi 7mila iscritti risultavano inoltre deceduti prematuramente a marzo 2024.
Problemi portati avanti per tanti anni
Le polveri sprigionate dal crollo provocarono anche problemi respiratori, asma, tosse, irritazioni della pelle ed emorragie nasali. Per molte persone, infatti, l’esposizione a quelle sostanze non rappresentò un problema limitato ai giorni dell’emergenza, ma l’inizio di conseguenze che si sarebbero manifestate anche molto tempo dopo. Soccorritori, vigili del fuoco, volontari, lavoratori e semplici residenti si trovarono a respirare per settimane un ambiente contaminato, mentre la città cercava lentamente di tornare alla normalità.
