Era il 1976: Pino Daniele canta per la prima volta Napul’è

0

maxresdefault

Era il 1976, un giovanissimo cantautore napoletano (appena diplomatosi al Diaz in ragioneria) è ospite in una radio locale romana (all’epoca famosa) la radio era: RadioSoundRoma. Una giovanissima radio, dove ospitava tantissimi giovani autori che sarebbero poi diventati grandi poeti della musica italiana, esempio Edoardo Bennato o Antonello Venditti. Questo artista napoletano era Pino Daniele. Il 1976 per Pino Daniele fu l’anno in cui esordi con il singolo Che Calore ( in verità si doveva chiamare Ca Calore) ma il troppo “napoletano” mise i produttori (un giovanissimo Claudio Poggi) davanti a una scelta, cioè cambiare il titolo e italianizzarlo. Era un caldo pomeriggio romano, Pino Daniele supera la soglia della porta della radio romana e si presenta al presentatore. Non conoscevano chi era Pino Daniele, ma la radio ospitava giovani artisti, facendoli cantare (rigorosamente dal vivo). Anche allora, Pinotto (come veniva chiamato dagli amici di sempre) si sedette alla sedia, con la sua chitarra classica. Iniziò l’intervista (che poi sarebbe divenatata la più bella in quell’anno) e Pino già iniziava a capire che la musica italiana e soprattutto la classica napoletana aveva bisogna di una rivoluzione. Pino era cresciuto con la contaminazione di Elvis o Otis Redding. Raccontò che seduto sulle scale di S.Domenico Maggiore si divertiva da adolescente a suonare il blues (magari intonando anche qualche pezzo di Murolo). Quella famosa trasmissione del 1976, sarà ricordata non solo per la prima volta di Che Calore, ma soprattutto Pino fece ascoltare al pubblico e alla radio, una sua canzone che sarebbe diventata l’inno di Pino Daniele e della città di Napoli: Napule è. Pino raccontò che Napule è era un omaggio alla sua città, un viaggio nei vicoli della sua infanzia. Immagina Napoli come una carta sporca davanti alla totale diffidenza di un comune assente (pensate già da all’ora). Da quel 1976, quel pomiriggio caldo romano, sono passati 40 anni. Pino se ne andato gia da un anno, ma Napule è rimane la canzone per eccezzione. Sicuramente paragonabile e senza inferiorità ai grandi classici come: O sole mio, torna a surriento, Je te vurria vasà. Di Pino già si capì da subito dalla sua intervista, che sarebbe diventato un nero a metà. Voleva tutti i costa contaminare la città di Napoli in una chiave blues. Voleva dare un segnale anche di speranza, grido e libertà (un altro pezzo cantato in quella trasmissione). Pino già aveva intuito un aria di differenza tra nord e sud. Un integrazione non voluta da chi al nord ci viveva, ecco perchè quel nero a metà. Per Pino Daniele il popolo napoletano era visto come un popolo africano, lasciato solo alle sue origini.