Dragon Ball Final Bout, il videogioco degli anni 90 che ha mostrato grandi lacune: ecco quali!

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dragon ball. Fonte immagine: bimbisaniebelli.it
dragon ball. Fonte immagine: bimbisaniebelli.it

Per quanto venisse trasmessa fin dai primi anni ’90 su alcune televisioni private, la serie di Dragon Ball ha avuto la sua definitiva esplosione in Italia dopo l’inizio delle trasmissioni su Italia 1 e da allora – con le dovute pause – non si è più fermata. Anche dal punto di vista videoludico è stata cavalcata l’onda del successo della serie, portando anche in Italia i due capitoli di Dragon Ball pubblicati anni prima in Giappone sulla prima PlayStation, vale a dire Dragon Ball Z: Ultimate Battle 22 e Dragon Ball: Final Bout.

Il secondo, in particolare, si rivelò un enorme successo nel nostro Paese, con vendite da capogiro nonostante alcuni evidenti difetti come il gameplay decisamente ostico ed un grossolano errore nella distribuzione nei negozi, che portò gran parte dei giocatori ad acquistare involontariamente una copia del titolo in lingua francese. La particolarità di Dragon Ball: Final Bout risiedeva nel fatto che il roster comprendeva personaggi da tutte le serie, da Dragon Ball Z fino a – non ancora particolarmente conosciuto all’epoca – Dragon Ball GT, ivi comprese le ridicole trasformazioni in Super Saiyan di quarto livello.

Tuttavia, si notarono fin da subito alcune particolari mancanze tra i personaggi disponibili, tra cui l’ultima trasformazione di Gogeta fino all’altra celebre fusione di Gotenks; e anche in questo caso non potevano che balzar fuori dal cilindro le voci più disparate secondo cui questi personaggi mancanti sarebbero stati effettivamente disponibili, ma non in maniera così semplice: se da una parte una semplice combinazione di tasti nel menu principale avrebbe potuto sbloccare l’intero roster istantaneamente, per procurarsi le letali fusioni Gogeta e Gotenks avremmo dovuto sudare più di sette camicie. Nella fattispecie, le voci più ricorrenti ci avrebbero voluto completare la classica modalità Arcade almeno un centinaio di volte, senza mai perdere (sì, anche contro Baby in versione scimmione); altre versioni richiedevano il completamento di tutte le modalità con il solo utilizzo di Trunks, per poi aspettare l’arrivo (da dove, dal cielo?) di Goten, così da completare la fusione. Anche in questo caso, nulla di tutto ciò si rivelò veritiero, regalandoci – al posto dei tanto desiderati personaggi – una lunga serie di calli alle mani per essere riusciti a completare una Kamehameha centinaia di volte (e chi ha giocato a Final Bout sa esattamente di cosa parlo), nonostante amici e conoscenti continuassero a proporci la solita immagine fasulla, sostenendo che “io c’ero riuscito, ma non ho più il gioco”.

Fonte: ridble.com