giovedì, Marzo 12, 2026
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Licata, la casa degli orrori: bambini disabili maltrattati

La chiamavano la casa degli orrori, ora l’incubo sembra essersi concluso. Ma le ferite continuano a sanguinare. La storia del centro per minori disabili di Licata, nell’Agrigento, ha lasciato sconvolte anche le forze dell’ordine: bambini legati a letto e picchiati, costretti a mangiare i loro escrementi.  L’inchiesta “Catene spezzate” ha portato all’arresto della responsabile e di altre sette persone.

Una delle ragazze dell’istituto decide di raccontare tutto alla vicepreside della sua scuola. La professoressa appena capisce di che cosa si tratta, accende lo smartphone e registra tutto: «Ci tolgono le chiamate e ci chiudono nella stanza. E poi…». «E poi, che cosa?» chiedeva l’insegnante alla ragazzina,«E poi danno bastonate a quelli che non hanno le famiglie. E uno lo tengono legato». Da questa testimonianza nasce l’inchiesta “Catene spezzate” ,condotta dai carabinieri della compagnia di Licata e coordinata dalla procura della Repubblica di Agrigento. I racconti si accumulano, il set della casa degli orrori prende forma.

Per chi mangiava merendine di nascosto o disobbediva le punizioni erano estreme: «Ieri ero tranquilla, poi sono andata in bagno e ho visto (…) che si mangiava la cacca e poi (…) l’hanno legata con lo scotch mani e piedi e bocca e le hanno messo una coperta di sopra. Gli facevano guai, le mettevano le mollette nel naso, gli davano schiaffi e io avevo paura. Volevo chiamare i carabinieri ma non ci sono riuscita. Ora ho tanta paura che mi fanno del male». Insieme a questa lettera i carabinieri hanno raccolto come testimonianza anche una fiaba scritta da un ragazzo durante le ore di lezione: «Una principessa che sta facendo un incubo, in una casa da sola con una strega che tiene tutti i ragazzi in una casa con i suoi complici. Lei è una strega cattiva e crudele che riempie di medicinali quelli che non hanno famiglie, li addormentano e li picchiano. All’improvviso mi sveglio da questo sogno brutto, dove mi rinchiudevano nella stanza, mi levavano le chiamate alla famiglia».

Poi l’intercettazione di una telefonata tra i dirigenti del centro ha confermato le ipotesi delle forze dell’ordine. Di comune accordo decidevano come intervenire nei confronti di quei ragazzini che stavano parlando troppo.  Raccolte le testimonianze, i carabinieri hanno proceduto all’arresto della responsabile del centro, Caterina Federico, trentadue anni, di Licata, indagata con altre sette persone. Tra questi compare  anche il nome del presidente del consiglio comunale di Favara, Salvatore Lupo, l’amministratore unico della cooperativa “Suami onlus”, proprietaria di quel centro. Adesso i bambini possono svegliarsi da questo incubo.

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