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30 anni senza Fellini, il regista dei sogni

Si celebrano oggi 30 anni dalla morte di Federico Fellini, il regista riminese tra i più significativi nella storia del cinema, l’uomo che ha dato corpo all’ineffabilità dei sogni, l’artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo. Erano le ore 12 di domenica 31 ottobre 1993, quando l’artista visionario, ricoverato al Policlinico Umberto Primo di Roma, si spense, esattamente il giorno dopo il 50° anniversario di matrimonio con Giulietta Masina.

Nel corso della sua vita, ha ottenuto, su dodici candidature, quattro Premi Oscar per miglior film straniero con La strada (1954), Le notti di Cabiria (1957), 8 e ½ (1963) e Amarcord (1976). Nel 1993 gli è stato conferito anche un Oscar alla carriera. Per due volte, nel 1963 e nel 1987, è stato vincitore del Festival di Mosca; nel 1960, ha conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes e, nel 1985, il Leone d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia.

Prima giornalista e disegnatore umoristico, poi sceneggiatore, esordì alla regia nel 1950, dirigendo, in collaborazione con Mario Alberto Lattuada, Luci del varietà. Pellicole quali Lo sceicco bianco (1952), I vitelloni (1953), La strada (1954) e Il bidone (1955), gli conferirono un successo strepitoso a livello internazionale. In oltre quarant’anni di carriera, ha realizzato diciannove film, tra cui si menzionano Le notti di Cabiria (1957), La dolce vita (1959), 8 e 1/2 (1963), Giulietta degli spiriti (1965), Fellini Satyricon (1969), I clowns (1970), Roma (1972) e Amarcord (1973), caratterizzati da inedite soluzioni espressive, suggestioni oniriche e ossessioni autobiografiche. Nelle opere successive, Il Casanova di Federico Fellini (1976), Prova d’orchestra (1979), La città delle donne (1979), E la nave va (1983), Ginger e Fred (1986), Intervista (1987), La voce della luna (1990), si evidenzia un manierismo accentuato dello stile, con allegorie più angosciose.

A Rimini, per omaggiare il loro concittadino, alle ore 13, il Sindaco Jamil Sadegholvaad e la nipote del “Faro”, come era soprannominato, Francesca Fabbri Fellini, hanno deposto un mazzo di fiori ai piedi della Grande Prua, il monumento funebre, appena restaurato, che l’artista Arnaldo Pomodoro ha dedicato a lui e a Giulietta Masina, nel cimitero monumentale della città. Inoltre, in occasione di tale ricorrenza, il Fellini Museum e tutti i musei riminesi sono stati aperti al pubblico e resi visitabili gratuitamente. Al Palazzo del Fulgor, sono inoltre state allestite due mostre in ricordo del grande regista: la prima, a cura di Mario Beltrambini e Jana Liskova, è titolata Rimini 1993-2023: il funerale di Fellini nelle immagini inedite di Marco Pesaresi, presenta una selezione di 30 delle 240 immagini scattate dal fotografo Marco Pesaresi, che compongono il reportage del funerale di Federico Fellini, ed è stata prorogata fino al 19 novembre. La seconda è DISNEY 100 – Un secolo di capolavori del cortometraggio animato, in cui sono esposti i bozzetti originali dei corti più famosi e una serie di tavole del numero speciale di Topolino del 1991, dedicato a La strada, nell’anno dei festeggiamenti del centenario della Disney.
Per ricordare l’artista, Rai Cultura ha proposto, invece, il concerto Federico Fellini 100. La strada, andato in onda su Rai 5, alle ore 16 e 40. L’evento ha avuto luogo presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino. Il Maestro Marcello Rota ha diretto l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il soprano Cristina Mosca nell’esecuzione della versione integrale, resa da concerto, della partitura del balletto, in un atto unico, La strada, tratto dall’omonimo celebre film di Fellini. Lo spettacolo, con coreografie di Mario Pistoni e musiche di Nino Rota, fu rappresentato, per la prima volta, il 10 marzo 1967 al Teatro alla Scala di Milano, con Carla Fracci nel ruolo di Gelsomina, nel film interpretato da Giulietta Masina, Aldo Santambrogio nei panni di Zampanò, che furono di Anthony Quinn, e lo stesso Pistoni in quelli del Matto, al posto dell’attore Richard Basehart. La partitura descrive, con scene di estremo realismo, gli anni Cinquanta in Italia, le feste popolari, le processioni, i matrimoni, il circo, soggetto felliniano per eccellenza.

Federico Fellini è stato un regista che ha sempre vissuto in equilibrio tra sogno e realtà, vedendo e interpretando il mondo con gli occhi attenti di un bambino, la maturità dell’uomo e la sensibilità dell’artista, trasmettendo al pubblico il messaggio che “la vita è una festa”, un gioco da giocare fino alla fine.

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