Refugees Welcome, il portale della solidarietà. La storia di Reza

0

Per scappare dalla morte ha speso 3mila euro. Il dolore e l’infelicità, però, l’hanno inseguito anche in Italia. Almeno, fino a quando non ha trovato Alberto De Angelis e Silvia Acquistapace, due genitori pronti ad accoglierlo. Così Reza, rifugiato afgano di 25 anni, ha ritrovato un po’ di speranza.

Un dono che ha ricevuto grazie a Refugees Welcolme, un’associazione senza fini di lucro che ha creato un social network dove anche i migranti possono trovare casa. La procedura è molto semplice: ci si registra su refugees.welcome.it e si offre vitto e alloggio per un periodo da tre a sei mesi. A trovare il coinquilino adatto e a mettersi in contatto con la famiglia sarà l’associazione, che provvederà anche al rimborso spese.

Alberto e Silvia, lui un artigiano di 55 anni e lei una commercialista di 69, però, hanno rinunciato alla quota di denaro che gli spettava. Per loro, infatti, «la solidarietà va praticata e non solo a parole», spiega Silvia. Hanno la casa vuota, perché i loro figli oramai sono grandi e hanno un altro luogo dove trascorrere le loro vite. «La femmina insegna tango a Berlino – racconta Silvia – il maschio fa il fisico a Glasgow. Ogni tanto tornano. Troveranno la stanza occupata e si accontenteranno del divano».

La storia di Reza, invece, incomincia da più lontano: «Sono fuggito da Helmand, in Afghanistan, con mia madre e mio fratello quando avevo sei anni. Siamo arrivati in Iran e li sono cresciuto. Ho lavorato come manovale e sarto. A 21 anni mi sono messo in cammino. A piedi, su un camion, autobus e infine su una vecchia barca ho rischiato di morire. Sono sbarcato quattro anni fa in Puglia». Il suo viaggio però non si ferma qui, perché il sogno di Reza è il nord Europa. Così decide di ripartire e arrivare in Svezia, ma le autorità lo rispediscono in Italia: ogni immigrato deve rimanere nel paese in cui è sbarcato. Reza, allora, si rimbocca le maniche, fa domanda d’asilo in Italia e l’ottiene: «Ho cercato lavoro senza successo. Poi ho fatto un tirocinio in un bar di Roma grazie a Garanzia giovani, ma non ho ricevuto ancora un euro». Dopo finalmente arriva la svolta: grazie ad un volontario viene a conoscenza della piattaforma di Refugees e della famiglia disposta ad accoglierlo. E’ musica per le orecchie di Reza, che oramai viveva praticamente per strada.

Dal quel momento in poi per Reza incomincia un nuovo capitolo della sua vita. Vita che trascorrerà insieme a Alberto e Silvia: «Finora non abbiamo mai litigato racconta Silvia. Ceniamo sempre assieme poi Reza guarda la tv e va a letto presto». Alberto, intanto, lo sta aiutando a trovare un lavoro: con il suo nuovo bigliettino da visita Reza si sta recando ovunque bar, mercati e ristoranti. Per adesso va bene qualsiasi mansione, il suo sogno, però, rimane quello di fare il cuoco.

Anche se ha una nuova opportunità, Reza non ha dimenticato sua madre e tutta la sua famiglia rimasta in Afghanistan. Trovarsi a guardare da spettatore le immagini degli sbarchi e non a viverle da protagoniste fa uno strano effetto. Reza porta dentro di sé un peso che gli dona una maggiore consapevolezza che molti non hanno e che, forse, dovrebbero avere: «C’era una barriera di filo spinato e i rifugiati che cercavano di passare. Ho ripensato a mia madre. Credo che chiunque fugga dalla morte debba essere accolto».