Irlanda, al referendum per la legalizzazione dell’aborto vince il “sì”

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Foto da profilo Flickr William Murphy

Netta vittoria del “Sì” al referendum sull’aborto che si è tenuto in Irlanda lo scorso venerdì 25 maggio. I risultati finali dello spoglio conclusosi nella serta di ieri hanno infatti confermato la tendenza degli exit poll che davano in netto vantaggio quanti si erano espressi a favore della cancellazione del divieto costituzionale all’interruzione volontaria di gravidanza.

Stando quanto riportato dai media irlandesi all’esito definitivo della consultazione, la percentuale di votanti favorevoli all’aborto è stata del 66,4%, mentre il “no” ha registrato il restante 33,6%.Un risultato ancor più significativo in considerazione del forte retaggio cattolico che caratterizza il Paese. Al movimento anti-abortista irlandese non è rimasto che ammettere la sconfitta, così come reso noto dal portavoce della campagna ‘Save The 8th‘, John McGuirk.

Il referendum chiedeva nello specifico l’abolizione dell’ottavo emendamento della costituzione irlandese, il quale dispone “pari diritto alla vita” sia per la madre che per il feto. La sua revoca permetterà dunque la revisione sulla legge per l’aborto, che attualmente in Irlanda è possibile solo in caso di pericolo di vita della madre.

Introdotto nel 1983, l’emendamento in oggetto definiva di fatto il divieto dell’interruzione della gravidanza, salvo l’ipotesi eccezionale di pericolo diretto per la vita della madre. Norma che si traduceva, sul piano pratico, in un necessario espatrio per le tante donne che decidessero di abortire.

I co-presidenti del Partito dei Verdi europei Reinhard Butikofer e Monica Frassoni hanno dichiarato in una nota: “La notizia che la maggioranza degli irlandesi ha votato per cambiare lo status quo sull’aborto sarà un grande sollievo per le donne di tutto il mondo. Crediamo che tutti in Europa debbano avere il diritto di decidere quando, come, e se, vogliono creare una famiglia, e speriamo che altri Paesi con leggi restrittive sull’aborto seguano presto l’esempio dell’Irlanda“.