A caccia di stelle per passione..e per la scienza

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Non è la prima volta che la passione per le stelle porta a grandi scoperte.
Già Margherita Hack sottolineò il contributo degli appassionati di astronomia nella ricerca scientifica che con dedizione,ostinazione e tempo, che spesso manca ai professionisti, hanno portato alla luce oggetti celesti fino a prima sconosciuti, o meglio, mai notati.

L’ultima conquista è di 8 “cittadini scienziati” che nell’ambito del progetto Disck Detective hanno potuto analizzare i dati raccolti da alcune missioni spaziali (Wide-field Infrared Survey Exlorer (WISE) della NASA e Two-Micron All Sky Survey ) realizzando il sogno di tutti gli appassionati: essere i protagonisti di una pubblicazione sul The Astrophysical Journal Letter per aver scoperto una nana rossa circondata da  un disco circumstellare stranamente longevo. I dischi circumstellari sono frutto del collasso di stelle appena nate e rappresentano la materia prima da cui possono generarsi i pianeti.

Insomma i novelli scienziati hanno identificato uno scenario simile a quello dell’inizio del sistema solare!

Rappresentazione grafica di AWI0005x3s, il disco circumestellare con 45 milioni di anni d’età. Crediti: Jonathan Holden, citizen scientist
Rappresentazione grafica di AWI0005x3s, il disco circumestellare con 45 milioni di anni d’età. Crediti: Jonathan Holden, citizen scientist

Ma sono tanti i contributi che gli appassionati, o meglio detti astrofili, danno agli studiosi collaborando fianco a fianco nella ricerca di oggetti celesti.

Le comete, ad esempio, per la loro imprevedibilità necessitano di un’osservazione “ fortunata”: poiché  non si può prevedere l’apparizione di questi frammenti ghiacciati, spesso proprio i telescopi degli astrofili intenti a scrutare il cielo riescono a coglierne le scie luminose. Un esempio? Il fortunato Don Machholz, uno degli appassionati più conosciuti al mondo, ne ha scoperte ben 11.

Un altro oggetto delle osservazione sono le stelle variabili, ossia stelle che cambiano di intensità luminosa in periodi più o meno regolari. Il primato delle osservazioni è stato raggiunto dal neozelandese Albert Jones, operaio e proprietario di un negozio alimentari, che in 70 anni di attività ne ha misurate 500.000.

 

La via lattea vista dal deserto
La via lattea vista dal deserto

Purtroppo l’inquinamento luminoso che pervade le nostre città ci sta privando della materia prima di queste scoperte: gli ultimi studi hanno osservato che l’83% dell’umanità subisce l’inquinamento luminoso e le percentuali salgono vertiginosamente  per l’Europa e gli Stati Uniti. Per secoli le stelle hanno guidato i viaggiatori da un polo all’altro segnando una mappa perfetta che avvolgeva la terra mentre, adesso, le luci delle città ci privano di un panorama spettacolare. Solo negli angoli più bui della terra si può ammirare lo spettacolo della Via Lattea dimenticando che quello è lo stesso cielo che le nostre città luminose hanno spento.