Ad Harvard si gioca con i proverbi italiani

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L’italiano è una lingua neolatina apprezzata ed ammirata oltreoceano. Penserete, questo lo sapevamo e quindi? Bhè, la risposta potrà apparire agli occhi di tutti abbastanza bizzarra ma in realtà non lo è. Infatti, in America presso l’università di Harvard si è svolto un esperimento molto simpatico, ovvero commentare alcuni proverbi nostrani per imparare l’idioma stesso.  Harvard

Tutto ciò, però, è avvenuto durante il corso della professoressa Elvira Di Fabio che ha fatto in modo che i suoi studenti potessero esprimersi al meglio con le parole. Il meccanismo utilizzato è stato scelto facendo riferimento alla start-up “TwLetteratura” che dal 2012 propone iniziative didattiche-culturali. Il tutto ha avuto la durata di tre giorni in cui ognuno ha avuto il proprio tema principale: proverbi gastronomici, sogni e retorica delle lettere. I risultati di questa sperimentazione sono stati talmente positivi che, dopo questa scommessa che si potrebbe definire vinta, ci sarà la nascita effettiva di Betwyll.

Per capire meglio ciò che è accaduto, vi si propongono degli esempi esplicativi come “Al can de dó paróni al resta senza magnár” (Il cane di due padroni resta senza mangiare) è stato trasformato in “Il cantuccino in mezzo a due pandori resta senza malaga”; “Il clip di mai al svee il caj” (Il tiepido di maggio sveglia la lumaca) ha preso spunto dalla politica attuale (E non solo le lumache ma anche quelli che hanno votato Trump … vedremo. #primi100giorni); “I uséi se li ciapa co i xe ’ncóra ta la cóa” (Gli uccelli si prendono quando sono ancora nel nido) ha creato frasi insospettabili (Sono da considerarsi lecitamente prendibili tutti i volatili giacenti nel nido). Harvard, ancora una volta, ha dimostrato e alimentato la sua aura leggendaria.

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