Addio a Ermanno Olmi, celebrati i funerali ad Asiago

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Ermanno Olmi, è morto venerdì ad Asiago, in Italia. Aveva 86 anni. Regista italiano, in gran parte auto-didatta, ha saputo intrecciare racconti di famiglie popolari e racconti della vita contadina in film neorealisti in cui spesso recitavano attori dilettanti.

La sua morte, in ospedale, è stata confermata da Roberto Rigoni Stern, il sindaco di Asiago, la città dove Olmi ha vissuto dal 1959. La salma di Olmi, secondo quanto riferito da alcuni amici, per sua espressa volontà sarà cremata. La cerimonia si è svolta di primo mattino. Oggi ad Asiago è stato indetto dal sindaco il lutto cittadino. Non è stato reso noto dove verranno tumulate le ceneri.
Il signor Olmi era più popolare qui in Italia che all’estero, ma molti dei suoi film hanno avuto un successo internazionale. Era famoso per “L’albero degli zoccoli”, un’epopea di tre ore sulla vita contadina lombarda del XIX secolo; girato con una macchina da 35 mm. Ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1978, il premio più ambito del festival.

Era anche conosciuto per “Il Posto”, un dramma semi-autobiografico, pubblicato nel 1961; per “La leggenda del santo bevitore”, adattamento di una novella dell’autore austriaco Joseph Roth su un senzatetto che vive sotto i ponti di Parigi. Ha vinto il Leone d’oro al Festival di Venezia del 1988.

Il regista Martin Scorsese, in una dichiarazione, ha descritto Olmi come uno degli ultimi grandi registi degli anni ’60.

Il Sig. Olmi ha ricevuto il Leone d’oro per la carriera nel Festival del Cinema di Venezia nel 2008. Aveva ricevuto il premio quattro anni prima ma ha rifiutato, spiegando di non voler mettere ancora il segnalibro alla fine della sua carriera.
Ha accettato il premio quattro anni dopo, ma ha continuato a realizzare altri film, tra cui il dramma della prima guerra mondiale “Torneranno i prati” (2014).
Ha raccontato la sua carriera in un libro di memorie, “L’apocalisse è un lieto fine”.

“Il cinema è vita”, ha detto una volta Olmi, “e la vita è il cinema, per me”.

Le scarpe da calcio del regista sono state esposte in Basilica Santo Padova, nella sezione dedicata alla “memoria”.
«Sono scarpe speciali dal valore simbolico – spiega l’ideatore della mostra Antonio Gregolin -, che riassumono come si possa camminare anche e solo con la memoria senza per questo dover fare centinaia di chilometri a piedi».