Afghanistan, violenti scontri a Kunduz

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Violenti scontri in sei distretti della città di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan, si sono verificati nella giornata di oggi, tra le forze armate afghane e i combattenti talebani. E’ quanto dichiarato in un video dal governatore della città, Asadullah Omarkhil, il quale ha aggiunto che i miliziani “Fortunatamente sono stati sconfitti dalle forze di sicurezza dell’Afghanistan” e che 30 insorti sono stati uccisi e 20 sono stati feriti, all’interno del perimetro cittadino. Questo tentativo viene dopo che, l’anno scorso, i talebani erano riusciti ad impossessarsi brevemente della città, prima di essere nuovamente cacciati.

Martedì, i miliziani avevano annunciato l’inizio dell’offensiva di primavera, anche se il governo di Kabul sta provando a riportarli al tavolo dei negoziati. Normalmente, la stagione primaverile segna l’inizio dei combattimenti, sebbene quest’inverno la pausa sia stata più breve e le forze talebane abbiano continuato a dare battaglia al governo, anche se con meno intensità. Notizia abbastanza recente (fine Marzo) è, infatti, quella del lancio di razzi verso la nuova sede del Parlamento, che fortunatamente si concluse con il minimo dei danni per la struttura e con nessuna perdita umana.

La “rinascita” talebana ha fatto sorgere seri dubbi sull’effettiva capacità delle forze di sicurezza di tenerle testa. Secondo le stime, lo scorso anno sono stati uccisi più di 5000 soldati regolari: il peggior numero mai registrato. I colloqui di pace, iniziati l’estate scorsa, sono stati interrotti dopo la scoperta della morte del Mullah Omar, il leader dei Talebani. Da Gennaio, un gruppo di quattro stati, comprendente Afghanistan, Stati Uniti, Cina e Pakistan sta tentando di far partire nuovi negoziati, ma finora i loro sforzi sono stati vani. Nel frattempo, il governo di Kabul dovrà urgentemente inviare rinforzi e supporto aereo nella regione di Kunduz. Secondo la NATO, anche se il governo controlla il 70% del paese, v’è il rischio che un terzo del territorio possa cadere nuovamente nelle mani talebane.