AHS:Cult, la critica sociale di Murphy all’America

Trump, le armi e la paura del terrorismo nei primi episodi della nuova stagione

0
AHS:Cult (foto da pagina facebook ufficiale)

Ha debuttato da poche settimane negli USA American Horror Story:Cult, settima stagione della serie antologica ideata da Ryan Murphy il cui primo episodio è andato in onda lo scorso 5 settembre. Dopo appena tre episodi al cardiopalma, AHS:Cult fa molto parlare di sé non solo per i colpi di scena legati alla trama ma anche e soprattutto per la (poco) velata critica sociale di cui Murphy ha intriso questa nuova stagione.

Incentrata sulle fobie di cui è vittima la protagonista Sarah Paulson a seguito dell’elezione di Donald Trump a Presidente Usa, tra cui una forte fobia dei Clown, AHS:Cult sembra lanciare messaggi ben precisi ai suoi numerosi e appassionati spettatori.

La fragile Ally, interpretata dalla Paulson, vede la propria vita sgretolarsi a causa delle fobie di cui è vittima e che trovano linfa vitale nel crescente senso di terrore ed esaltazione che l’elezione di Trump ha suscitato nella popolazione. Spaventata e insicura, Ally arriva a dubitare della propria sanità mentale e a fare delle scelte pericolose (come procurarsi una pistola pur non avendo alcuna dimestichezza con le armi) che avranno tragiche conseguenze, coinvolgendo degli innocenti.

La critica di Murphy è evidente: il personaggio della Paulson incarna il prototipo di “brava persona” per antonomasia, di indole buona, progressista, democratica e dai solidi valori, teoricamente incapace di fare del male a qualcuno; tuttavia, in preda a una paura folle che include anche l’ipotesi di essere stata presa di mira dai terroristi, Ally non esita a impugnare un’arma e a fare fuoco, uccidendo qualcuno che aveva l’unica colpa di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Le possibili considerazioni al riguardo sono molteplici: le diverse reazioni della popolazione all’elezione di Trump, gli effetti che possono avere determinate patologie se sottovalutate, la diffidenza verso gli immigrati e il timore di attentati su scala internazioanale, la necessità di avere un’adeguata preparazione se si maneggiano armi e i pericoli che possono derivare dalla vendita incontrollata delle stesse a chi non riesce a restare lucido nelle situazioni di massima crisi. A tutto ciò si aggiunge l’evidente messaggio di fondo secondo cui anche la persona più mite e “buona”, se è in preda al terrore incontrollato, può diventare pericolosa per sé e gli altri arrivando a uccidere qualcuno.

In attesa delle prossime puntate di AHS:Cult, dunque, il pubblico ha già ricevuto molti input su cui riflettere da quello che solo a uno sguardo superficiale appare come un mero programma horror di intrattenimento. E l’intenzione degli autori sembra essere proprio quella di comunicare con gli spettatori e trasmettere loro più chiavi di lettura non solo dello show, ma anche delle attuali dinamiche che caratterizzano la società contemporanea.