Allarme Covid-19 in Italia, terapie intensive in aumento nelle Marche e nel Friuli

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Covid-19, fonte google contrassegnate per essere riutilizzate
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Dopo quasi due anni dalla sua comparsa, il covid-19 ancora non è stato debellato del tutto. L’arrivo dei vaccini ha di fatto migliorato la situazione in Italia e in altre parti del mondo, mentre altri paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo e con pochi vaccinati, si trovano ad affrontare nuove ondate. Nella nostra penisola tutte le regioni sono in zona bianca, ma recentemente alcune di esse hanno registrato degli aumenti delle terapie intensive. Quest’ultimo parametro è di fondamentale importanza per il passaggio in zona gialla.

Le regioni interessate a tale incremento sono le Marche e il Friuli-Venezia Giulia. La regione situata nel nord-est Italia supera la soglia di allerta del 10% di posti letto di terapia intensiva occupati da pazienti Covid. Nel territorio del centro-Italia invece la percentuale arriva all’11%. Tali dati sono forniti dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, pubblicati il 9 novembre. La situazione però, pare ancora abbastanza tranquilla e stabile.

“Il fatto quatidiano” riferisce quali sono gli altri due parametri nazionali che se sfiorati, prevedono il passaggio in zona gialla (oltre a quella già sopracitata dell’occupazione delle terapie intensive): l’occupazione nelle aree mediche non critiche (limite al 15%) e incidenza dei contagi per 100mila abitanti sopra i 50 casi settimanali.

Per il Friuli-Venezia Giulia, la zona gialla sembra avvicinarsi a grandi passi e le conseguenti restrizioni che però saranno al grado 2 di rischio dei quattro previsti dal Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm).  Ciò è stato avvertito lunedì dallo stesso governatore Massimiliano Fedriga. Il dato più “visibile” saranno le mascherine obbligatorie anche all’aperto e un limite di quattro commensali al tavolo del ristorante (se non conviventi).

Nelle Marche la situazione invece è leggermente migliore: per i posti di letto occupati nei reparti di rianimazione resta un campanello dall’allarme. Nelle aree mediche invece,  la situazione è sotto controllo, con un tasso di occupazione stabile al 7 per cento. Lo stesso vale per l’indice dei contagi con un tasso di incidenza ogni 100mila abitanti era a 63,93 casi.