American Crime, serie televisiva piccolo gioiello nascosto della ABC

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American Crime è una serie televisiva antologica del canale statunitense ABC, ideata dal premiato sceneggiatore e produttore John Ridley.

La serie è composta da tre stagioni che si soffermano su un crimine in particolare che funge da propulsore della storia.

American Crime è caratterizzata da un ritmo narrativo piuttosto lento ma coinvolgente che deve molto ai brillanti dialoghi e alle potenti interpretazioni del cast. Purtroppo spesso viene confusa e quasi oscurata dalla più famosa “American Crime Story”, ideata da Ryan Murphy (creatore di molte serie di successo come Glee, American Horror Story e Scream Queens).

La prima stagione segue le conseguenze di un omicidio in California, a seguito di un’irruzione in casa di un veterano di guerra.

La seconda stagione si svolge a Indianapolis e analizza le ripercussioni di due casi di violenza sessuale, rispettivamente in un liceo pubblico e in uno privato.

Infine la terza stagione è ambientata in North Carolina e approfondisce diversi temi tra cui lo sfruttamento dei lavoratori, l’abuso di droghe e il traffico di minori a scopo sessuale. Per questo ritengo che quest’ultima stagione sia la più ambiziosa finora e quella sulla quale mi soffermerò maggiormente perché episodio dopo episodio spinge lo spettatore a riconsiderare la propria vita ed il ruolo che ricopre nella società.

La trama si svolge attorno a nove personaggi principali le cui vite si intrecciano. Luis Salazar (Benito Martinez) è un padre di famiglia, proveniente dal Messico, che entra illegalmente negli Stati Uniti per cercare il figlio Teo, scomparso in circostanze misteriose dopo aver trovato lavoro in una azienda agricola. Il sovraintendente dell’azienda, Isaac Castillo (Richard Cabral), è disposto a tutto pur di riuscire a ingaggiare più lavoratori, quasi tutti immigrati illegalmente. Per questo recluta, con la falsa promessa di un lavoro sicuro, ben pagato e pulito, Coy Henson (Connor Jessup), un ragazzo bianco con gravi problemi di droga. In realtà i lavoratori devono pagare il proprio cibo e il poco denaro che guadagnano è per i loro superiori. In questo modo continueranno a indebitarsi e la possibilità di trovare un lavoro migliore si farà sempre più labile. A seguito di un tragico incidente nell’azienda, Jeannette Hesby (Felicity Huffman), la moglie del proprietario, inizierà a interrogarsi sulle conseguenze delle decisioni poco etiche prese dal marito. Altri personaggi importanti sono Kimara (Regina King), un’assistente sociale che tenta di aiutare Shae (Ana Mulvoy-Ten), una prostituta di 17 anni e la famiglia Coates composta da Clair e Nicholas (Lili Taylor e Timothy Hutton) e il loro figlio Nicky, che assume Gabrielle Durand (Mickaelle X. Bizet), una baby sitter di Haiti che parla solo francese.

Il creatore John Ridley presenta situazioni estreme ma spaventosamente reali e non vuole offrire risposte giuste o sbagliate ma far sì che gli spettatori reagiscano davanti al materiale proposto e riflettano sui diritti che spesso si danno per scontati ma che molti si vedono negati ogni giorno. American Crime è una serie scomoda ma necessaria che ha l’intento di far sì che si possa aprire una discussione su queste tematiche così sconcertanti e difficili da trattare.

Infine il cast è eccezionale e non è una sorpresa che i critici americani abbiano adorato la serie.

Invito chi non fosse ancora al corrente di questo piccolo gioiello della ABC a dargli una possibilità perché gli elementi per una serie avvincente e coinvolgente ci sono tutti, come dialoghi complessi, performance forti e situazioni che preferiremmo non conoscere ma delle quali è importante esserne al corrente.