Ammalato di Covid-19 elude la quarantena e va a lavoro: “Avevo paura di perdere il posto”

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Guardia di Finanza. Immagine Wikimedia Commons

La positività al test era arrivata inesorabile il 29 maggio scorso. Da quel momento era scattata la quarantena obbligatoria per lui, un bengalese di ventun anni e tutta la famiglia domiciliata a Bari. Eppure da quel momento nessuno è più riuscito a rintracciare il giovane che, durante gli usuali controlli da parte del Dipartimento di Igiene Pubblica e Prevenzione, non risultava presente in casa.

La richiesta d’aiuto dell’ASL circa la preoccupante assenza è stata raccolta dalle Fiamme Gialle che hanno allertato tutti i propri agenti d’istanza nel barese. Le indagini si sono concluse grazie all’intervento degli uomini guidati dal Colonnello Massimo Battaglino in un locale del centro, un sushi bar nel quale il ragazzo lavora come lavapiatti.

Curioso e allo stesso tempo spaventoso l’aneddoto che rischia di far deflagrare una nuova bomba infettiva in città. A stupire di più l’incoscienza del giovane che incurante delle più elementare misure di controllo dei contagi ha ritenuto la propria condizione di ammalato ma asintomatico assolutamente non pericolosa per sé e per gli altri. La preoccupazione maggiore adesso si sposta sulla nutrita comunità bengalese e indiana che abitano le zone più emarginate del capoluogo pugliese. Il rischio di vivere in luoghi affollati e in condizioni igieniche tutt’altro che eccellenti potrebbe aiutare il diffondersi nel virus in maniera subdola e lontana dai severi controlli previsti dall’ASL.

Il ventunenne è stato denunciato per violazione dell’obbligo di quarantena presso la Procura di Bari. Provvedimento d’ufficio per il pm Marcello Quercia che ora avrà il compito di contestualizzare l’accaduto e indicare le orribili potenzialità di questo estremo gesto di incuranza.

Il giovane bengalese ha provato a discolparsi dicendosi molto preoccupato di perdere l’attuale posto di lavoro in un periodo difficile per tutta la sua famiglia. I gestori del locale si sono detti ignari della sua condizione e di non aver fatto alcuna pressione affinché il lavapiatti ritornasse a lavorare seppur ammalato. Anche su questo indagherà la magistratura che per ora ha stabilito la chiusura del locale di viale Einaudi.