L’ammutinamento del Napoli: ricostruzione e possibili scenari futuri

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Aurelio De Laurentiis e l'ammutinamento, fonte Flickr
Aurelio De Laurentiis chiamato a rispondere all'ammutinamento degli azzurri, fonte Flickr

Non siamo abituati a leggere né ascoltare di solito la parola “ammutinamento” associata alla narrazione sportiva e calcistica, essendo un vocabolo che ben più si addice a racconti e romanzi marinareschi o militari. E invece, ieri sera dopo il pareggio al San Paolo tra Napoli e Salisburgo per 1 a 1, Sky non si è risparmiata nel definire in tale modo il mancato ritorno dei giocatori in ritiro disobbendendo all’ordine della società. L’aria in casa Napoli è senz’altro tesa e i rapporti tra Ancelotti e De Laurentiis sembrano essere ai minimi termini, come se questo non bastasse, adesso c’è anche la grana con i calciatori.

LA RICOSTRUZIONE – Al termine della partita di ieri, il primo forte campanello d’allarme l’ha dato Carlo Ancelotti che non si è presentato ai microfoni della stampa per le consuete interviste postpartita. Ricordiamo che l’allenatore partenopeo aveva già espresso il suo malumore alla vigilia dichiarandosi contrario alla scelta societaria del ritiro, pur dovendola, per ovvie ragioni, condividere. Aurelio De Laurentiis, ieri è stato il primo a lasciare l’impianto di Fuorigrotta non prima di essersi congratulato con Lozano per il suo goal. Nel frattempo, nello spogliatoio ci dev’essere stata una breve riunione, con i calciatori che hanno deciso di disertare il ritiro e tornare ognuno alla propria abitazione. Addirittura Insigne, ormai etichettato da alcuni come il “capo rivolta” avrebbe detto a Edoardo De Laurentiis con fare di scherno: “Noi torniamo a casa, dillo a tuo padre“. La società non si è espressa finora, pur essendosi svolto regolarmente l’allenamento a Castel Volturno.

L’INCOMPRESIONE – Alcuni calciatori si sarebbero appellati a un malinteso che ci sarebbe stato dopo l’imposizione del ritiro scaturita dalla sconfitta a Roma: i calciatori sarebbero andati in ritiro fino alla partita con il Salisburgo, per poi interromperlo e riprenderlo giovedì o venerdì. Tuttavia, viste le tensioni scaturite, questa clausola dell’intervallo sembra non essere stata esplicitata chiaramente, altrimenti non ci sarebbe stato motivo di indirizzarsi in quel modo al figlio del presidente. Ancelotti, ha comunque provato ieri sera a evitare l’ammutinamento senza però avere successo: i calciatori ne erano convinti e non volevano fare un passo indietro.

COSA SUCCEDE ADESSO? – La società non potrà chiudere un occhio e dovrà prendere un provvedimento o comunque comunicare qualcosa: ci sarebbe la mossa “contenitiva” per gettare acqua sul fuoco, ovvero smentire l’alterco tra Insigne e De Laurentiis e comunicare che era stato concesso in pectore il permesso ai giocatori di tornare a casa senza comunicarlo pubblicamente. Se così invece non fosse, è ovvio che De Laurentiis dovrà comminare qualche multa ai propri giocatori per avergli disobbedito, onde perdere lui di credibilità per future decisioni, che perderebbero di autorità se poi le conseguenze dovesse restare scevre di provvedimenti.

LA POSIZIONE DI ANCELOTTI – Sui social e sui giornali si è scritto di tutto: dalla possibilità di un esonero di Ancelotti a quella delle sue spontanee dimissioni dovute alle incomprensioni e all’inconciliabilità del rapporto con De Laurentiis. Staremo a vedere nelle prossime ore chi si esporrà per primo sulla vicenda: buona norma sarebbe che lo facesse la società per dare un segnale di forza e di autorità e decidere in autonomia lo sviluppo. A prescindere da quello che succederà nell’immediato, dopo tutto il baraonda di questi giorni, sembra inevitabile pronosticare una rottura tra Ancelotti e De Laurentiis almeno in estate (sempreché le parti non decidano di separarsi prima).

In ambito militare, dopo un ammutinamento, l’eventuale punizione comminata dai generali ai propri uomini disertori o disobbedienti viene chiamata purga. Staremo a vedere per quale tipo di purga proponderà Aurelio De Laurentiis.