Conte e la Nazionale: un amore mai sbocciato. E dopo cosa succederà?

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Questa settimana finalmente Giorgio Tavecchio, Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, ha svelato il segreto di Pulcinella, che tra l’altro vi avevamo anticipato in esclusiva assoluta riportandovi le parole di Gus Hiddink, attuale allenatore del Chelsea, direttamente ai nostri microfoni in occasione del salone internazionale dei motori tenutosi a Ginevra. Antonio Conte non sarà più l’allenatore della Nazionale: dopo la rassegna Europea in Francia lascerà gli azzurri per prendere invece in mano i blues. Piccola differenza cromatica e linguistica ma una svolta notevole per la sua carriera giacché potrà annoverare nel suo curriculum anche l’esperienza in Inghilterra.

LA BREVE PARENTESI AZZURRA – Il ruolo di Commissario Tecnico gli è sempre andato stretto sin dalla prima conferenza stampa e dalla prima amichevole e girare l’Europa per vedere le partite di Campionato in tribuna, per affascinante che possa sembrare, non fa per lui. Antonio vuole comandare gli allenamenti tutti i giorni e guidare la sua squadra di club. Quale migliore occasione se non quella di andare al Chelsea? Era nell’aria sin dal primo giorno che Conte avrebbe guidato la squadra solo ad Euro 2016, per cui il giudizio su di lui in azzurro si limiterà a 4-5 partite perché le qualificazioni sono un caso a parte e non fanno testo più di tanto. E non aspettiamoci chissà che da questi Europei visto che ci sono almeno tre o quattro squadre di molto superiori, più qualche possibile mina vagante. Il lauto stipendio che ha ricevuto (decisamente più alto dei vecchi CT, ma anche del prossimo come ha puntualmente precisato lo stesso Tavecchio per avvisare da subito i pretendenti) è stato sicuramente il propulsore che l’ha portato a sposare la causa azzurra.

IL DOPO EURO 2016 – Di quanto sarà bella la Premier League l’anno prossimo con Guardiola al City, Mourinho allo United, Conte al Chelsea e tutti gli altri che già ci sono come Klopp, Ranieri e Wenger, è inutile discuterne. Bisognerebbe invece capire che fine farà la nazionale da luglio in poi, quando sarà chiamata a preparare la rassegna mondiale di Russia 2018, cosa che farà, come spiegavamo già nel paragrafo precedente con un allenatore più o meno low cost. Le ultime due avventure mondiali dell’Italia sono state a dir poco fallimentari. Brasile 2014 e Sud Africa 2010 rappresentano alcuni dei punti più bassi toccati dalla nostra nazionale nella storia e per questo tra due anni in Russia ci sarà bisogno di un’inversione di tendenza notevole che allo stato attuale delle cose sembra poco auspicabile viste le nostre condizioni e quelle degli altri. Immaginiamo che in queste ore Giorgio Tavecchio stia lavorando per cominciare a mettersi in contatto con la persona che dovrà sostituire Antonio, che inevitabilmente sarà un allenatore di “medio-basso” profilo considerando il limitato budget di cui la federazione disporrà. Se negli ultimi 10 anni, dopo la vittoria a Berlino, le sorti della nazionale sono state abbastanza deludenti, i prossimi due anni (almeno) non sembrano essere di differente tenore.