Appalti, per l’Italia un 2016 a due facce

0

Che anno è stato il 2016 per il comparto degli appalti nel nostro Paese? Dopo la rivoluzione della riforma, entrata in vigore alla metà di aprile, il comparto ha reagito in modo differente: da un lato, le organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica tracciano un bilancio sostanzialmente positivo, ma dall’altro i costruttori non esitano a parlare di anno delle occasioni mancate.

Continuano ad arrivare i consuntivi sull’anno appena trascorso, che consentono di analizzare in maniera critica il recente passato dell’economia italiana e di delineare meglio lo stato di salute del nostro Paese. Oggi ci concentriamo in modo specifico su uno degli ambiti più importanti per il nostro Pil, ovvero il mondo di bandi e gare che vengono emessi dalle amministrazioni pubbliche in tutto lo Stivale, che, come si legge nell’approfondimento su Appaltitalia, il giornale degli appalti, rappresenta una fetta consistente dell’economia nazionale.

Che anno è stato negli appalti? Per orientarci in questo complesso ambito, che nel 2016 ha vissuto una fase di importante cambiamento dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, ci affidiamo ai dati di due associazioni di categoria, ovvero Oice (l’affiliata a Confidustria che raggruppa le organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica) e l’Ance, l’organizzazione delle imprese italiane di costruzione edile. Ebbene, il dato di fondo è che il comparto viaggia su binari differenti.

Segno più per l’Oice. Da un lato, infatti, abbiamo i dati positivi evidenziati dall’osservatorio Oice sulle gare pubbliche di ingegneria e architettura: a quanto si apprende, infatti, il 2016 si è chiuso con una crescita decisa sull’anno precedente e “poche zone d’ombra”. Tradotto in numeri, parliamo di un +31,5% in numero e +63,3% in valore di tutte le gare. Nel comunicato inviato appena qualche giorno fa, poi, si legge anche che “le gare per servizi di sola progettazione sono in forte crescita: da gennaio a dicembre del 2016 +30,0% in numero e +45,6% in valore sul 2015″.

In crescita da maggio. L’Oice analizza anche il trend a partire dall’entrata in vigore del nuovo codice, ovvero da maggio a dicembre:  “tutto il mercato cresce in numero del 43,6% e in valore del 51,1% rispetto agli stessi mesi del 2015, al netto del maxibando di dicembre 2015, nello stesso periodo per i servizi di sola progettazione, il numero cresce del 36,2% e il valore del 50,0%”, si spiega.

Addio alla crisi? Dati che fanno dichiarare a Gabriele Scicolone, Presidente OICE, che “nei dodici mesi trascorsi si sta tornando ai valori che venivano messi in gara prima del 2007, prima della lunga crisi che speriamo di lasciarci alle spalle. Anche l’eccellente andamento delle gare di sola progettazione ci fa sperare in un buon 2017. Adesso è importante che questi buoni risultati siano consolidati nel prossimo decreto correttivo del codice dei contratti pubblici attraverso il rafforzamento del principio della centralità del progetto e del progettista, a partire da una maggiore certezza della disciplina sulle assicurazioni e sul calcolo dei corrispettivi”.

Valutazioni opposte. Tutto positivo? Non proprio, perché invece il bilancio dei costruttori va nella direzione opposta, al punto da definire il 2016 come “l’anno delle occasioni mancate per il settore delle costruzioni. Alcune importanti misure della legge di stabilità per il 2016 non hanno, infatti, prodotto i risultati attesi, anche a causa della brusca frenata del settore dei lavori pubblici. Il 2016 si chiude quindi con un risultato deludente per gli investimenti in costruzioni: +0,3% in termini reali, rispetto all’1% previsto un anno fa”, si legge nell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni di metà gennaio 2017.

Poche luci, molte ombre. Qualche piccola luce arriva dagli “investimenti nel settore non residenziale privato (+0,8%), così come un lieve aumento fanno segnare gli investimenti in opere pubbliche (+0,4%)”, ma nel complesso “la produzione del settore non decolla: -0,2% nei primi dieci mesi dello scorso anno” e anche sul fronte dell’occupazione le notizie sono grigie, visto che “l’edilizia è, nei primi nove mesi del 2016, l’unico comparto a segno negativo (-4,9%). Dal 2008 i posti di lavoro persi sono a 600mila”, anche perché restano “ancora chiusi i rubinetti del credito: nei primi 9 mesi del 2016 i flussi di finanziamento delle banche registrano un – 4,3% nel comparto abitativo e -14,1% nel non residenziale. Ancora in calo la nuova edilizia residenziale: gli investimenti, anche per il 2016, in tale comparto si riducono del 3,4%”, conclude il report dell’Ance.

Potrebbe interessarti anche: Napoli, appalti e elezioni truccate.