Apre la mostra sul “culto” del Duce, gli ex partigiani protestano

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Una delle opere presenti alla mostra sul culto del Duce
Una delle opere presenti alla mostra sul culto del Duce

Da oggi e per un anno, fino al 28 maggio 2017, il MuSa – Museo di Salò, in provincia di Brescia, ospita la mostra “Il culto del Duce“. Una copiosa collezione di busti, bozzetti, ceramiche, dipinti e xilografie raffiguranti Benito Mussolini e che sono testimoni materiali di quella “fabbrica del consenso”, come la definì lo storico Philip V. Cannistraro. Un apparato propagandistico, che alle redini del Ministero della Cultura Popolare, risultò uno strumento fondamentale per conseguire il consenso di massa al partito fascista. Quello che un tempo era mera propaganda fascista oggi viene presentato sotto la veste di “arte”, l’arte del consenso appunto. La mostra, nata dal progetto scientifico del direttore del museo Giordano Bruno Guerri, ha fatto subito discutere per il tema definito da alcuni come un esperimento “revisionista del ventennio fascista”. Anche la scelta della data dell’inaugurazione, inizialmente fissata per il 28 maggio, anniversario della strage di Piazza della Loggia, e poi rimandata di un giorno, ha dato adito a polemiche.
Di diverso avviso sono organizzatori del MuSa che hanno spiegato: “Capire il culto del duce è un passaggio indispensabile per capire cosa sia stato il fascismo e il suo rapporto con gli italiani”. L’ Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani italiani, ha invece condannato l’esposizione sostenendo che: “punta a trasformare Salò nel santuario della nuova destra, sdoganando il fascismo repubblichino come un brand commerciale”- e poi sottolineando – “La guerra è finita il fascismo no”.