Aumento dei ricoveri in ospedale, l’allarme dalla fondazione Gimbe

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Virus, Fonte Pixabay, Autore Mattthewafflecat

Nonostante l’incitazione a prendere precauzioni, stiamo assistendo ad un aumento esponenziale dei ricoveri in ospedale. Una crescita sempre più importante e grave, tanto da allarmare la fondazione Gimbe.

GLI ULTIMI DATI DI SETTEMBRE – Il think tank infatti, che monitora costantemente la situazione epidemiologica in Italia, ha recentemente condiviso dati inquietanti.

Questi ultimi riguardano l’ultima settimana di settembre, dal 23 al 29. Rispetto a quella precedente i nuovi casi rilevati sono ben 12.114, a fronte dei 10.907 dei giorni antecedenti. Non solo, stanno aumentando anche i casi testati, che passano da 385.324 a 394.396. Inoltre attualmente i positivi sono 50.630, rispetto ai 45.498, ed infine i pazienti ricoverati sono ora 3.048, mentre prima erano 2.604.

In terapia intensiva invece prima si contavano 239 pazienti, mentre ora sono 271. In tutto questo anche i decessi sono lievemente aumentati, passando da 105 a 137 morti.

LE REGIONI PIÙ TOCCATE – Il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, riguardo l’aumento dei casi positivi e dei ricoveri commenta:

«Nell’ultima settimana continua l’ascesa della curva dei nuovi casi, principalmente per l’incremento del rapporto positivi/casi testati […]. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva. L’aumento del rapporto positivi/casi testati – continua Cartabellotta – se da un lato conferma una circolazione più sostenuta del virus […] dall’altro lascia intravedere le prime criticità in alcune Regioni. Rendendo indifferibile un potenziamento della capacità di testing. Se […] i numeri appaiono ancora bassi e non fanno registrare al momento particolari sovraccarichi dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti».

In effetti le differenze tra regioni sono particolarmente marcate. Sicilia, Lazio, Liguria, e Puglia sono tra le regioni più toccate dall’intensa ospedalizzazione. Rispettivamente 11,1%, 10,2%, 9,6% e 9,2%. Dati nettamente superiori alla media nazionale (6,6%).

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