Australia, l’esito delle elezioni non favorisce la governabilità

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E’ ancora incerto il risultato delle elezioni federali, tenutesi il 2 Luglio in Australia. Indette dopo soli tre anni dalle precedenti elezioni del 2013, a causa di una complessa crisi che ha attraversato il partito conservatore e il governo, le nuove elezioni hanno chiamato al voto più di 10 milioni di cittadini, in quella che è stata la prima “double-dissolution election” (elezioni congiunte di Camera e Senato) in 30 anni.

Con oltre il 78% di voti scrutinati, la coalizione di centro-destra del premier Malcom Turnbull ha ottenuto 65 seggi, rispetto ai 90 delle precedenti elezioni. Esultano, invece, i laburisti, per un incremento che li vede passare dai 55 seggi del 2013 ai 67 della presente tornata elettorale. Il distacco, comunque, rimane minimo e il parlamento rischia di rimanere bloccato, costringendo i partiti principali a dover rinunciare ad un’agognata speditezza dei lavori parlamentari, a causa delle inevitabili alleanze da dover stringere con partiti minori.

Diventeranno dunque decisivi i 13 seggi ancora in bilico, assegnati dai voti giunti per corrispondenza. Il processo di scrutinio, però, sarà lento e il premier Turnbull ha dichiarato che ci vorrà almeno una settimana, per finire il conteggio di tutti i voti pervenuti. Per il Senato, invece, si prevede un tempo ancora più lungo: forse ben 5 settimane, data la complessità della legge elettorale proporzionale e la relativa assegnazione delle preferenze.

L’unico dato certo, in definitiva, sembra essere il duro colpo subito dal premier, che nel 2015 aveva sostituito il vincitore delle elezioni del 2013, l’ultraconservatore Tony Abbott (a causa di scontri nel partito conservatore) e che aveva sciolto le camere congiuntamente, proprio sperando di ottenere dalle urne una maggiore affermazione. Ora, invece, nel dubbio delle ore e dei giorni che seguiranno, fino alla fine dello spoglio, l’unica ipotesi che si configura come possibile, per rimanere al potere, è quella di un governo di minoranza. Felice, invece, Bill Shorten, capo del partito Laburista, che ha saputo ridare linfa al suo partito, duramente battuto nel 2013. In soli tre anni, ha recuperato un ampio distacco, contro un avversario dato per favorito. Questa la sua prima dichiarazione: “Il Labour è tornato“.