Bagdad, l’Is fa esplodere due autobombe: 119 morti e 140 feriti

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L'esplosione a Bagdad, Iraq
L'esplosione a Bagdad, Iraq

E’ troppo al di là del confine per suscitare interesse mediatico. Ma le vittime che oggi l’Is ha colpito a Bagdad non possono svanire nel nulla.  Oggi in Iraq si è consumato l’ennesimo attentato dello stato islamico. A differenza di quanto successo a Dacca, qui non si è trattato di un sequestro ma di un boato durato all’incirca qualche secondo.

In tutto i feriti sono 140 e i morti 119. Tra le vittime soprattutto minori. Le esplosioni sono state due. La prima autobomba nel quartiere di Karrada, nel centro città. Così potente  da incendiare diversi negozi nelle vicinanze e distruggere molte bancarelle e auto civili. L’ordigno era nascosto in un camion frigorifero posizionato davanti ad un shopping centre. E’ saltato in aria, mentre le strade erano gremite di passanti e famiglie che si preparavano per Eid al-Fitr, o il Festival di rottura veloce, che segna la fine di un mese di digiuno per i musulmani. Migliaia di mussulmani si aggiravano per le strade del quartiere cercando riparo dal caldo, cibo e compagnia. Il secondo ordigno, invece, è esploso a Badgad est. Anche qui ci sono stati molte vittime e molti feriti.

Lo Stato islamico ha rivendicato l’attacco nel distretto di Karrada-Dakhil in un comunicato distribuito su Telegram e Twitter, secondo SITE, che monitora l’attività online jihadista. Nel  comunicato si dice che l’attentato era mirato sugli sciiti. Un attacco che ha il sapore di una rivincita dopo la sconfitta che lo Stato islamico ha subito nella provincia occidentale di Anbar del paese. E sopratutto nella roccaforte a Falluja, oramai completamente liberata dal esercito iracheno. Una guerra al terrore fatta di botta e risposta continui. Di vittime innocenti.

l primo ministro iracheno Haider al-Abadi, dopo aver visitato il luogo dell’attentato a Karrada, in una dichiarazione ha promesso di punire i colpevoli, sostenendo che oramai «la vittoria su questi gruppi terroristici è molto vicina».