Ballottaggi, il Movimento 5 Stelle trionfa a Roma e strappa Torino al Pd

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Chiara Appendino, nuovo sindaco di Torino (fonte youtube)

A Roma Virginia Raggi (67,15 %) travolge Giachetti (32,85 %); a Milano Sala (51,7%) supera di misura Parisi (48,3 %); a Torino, Chiara Appendino (54,56 %) rimonta Fassino, fermo 45,44 %. Plebiscito a Napoli per De Magistris (66,85 %) che lascia Lettieri al 33,15%. A Napoli Merola (54,64 %) resiste al ritorno della Borgonzoni (45,36 %).
Questo l’esito del ballottaggio delle elezioni amministrative nelle principali città italiane.
Vince il Movimento 5 Stelle, che oltre Roma, dove era ampiamente in vantaggio, conquista sorprendentemente Torino. Il Pd evita la débâcle affermandosi a Bologna, ma soprattutto in una città simbolo come Milano, dove il centrodestra esce sconfitto nonostante una ritrovata unità. Centrodestra che anche a Napoli si arrende a De Magistris.
I risultati di questa tornata amministrativa risentono, e non potrebbe essere altrimenti, della specificità delle situazioni locali e dipingono, perciò, un quadro frammentario.
Il significato politico del voto emerge, tuttavia, con tutta chiarezza.
Con il voto di ieri, infatti, va definitivamente in soffitta lo schema dell’ alternanza tra conservatori e progressisti, secondo un modello che, un tempo, si sarebbe detto “di tipo europeo”, ma che, oggi, è in crisi in tutti i Paesi dell’Unione.
Il Movimento 5 Stelle, ma anche De Magistris a Napoli, rompono questo schema.
Mentre secondo il tradizionale canovaccio destra e sinistra si contendono il voto moderato, il Movimento 5 vince al ballottaggio, a Torino (come ha riconosciuto lo stesso Fassino), ma anche a Roma, facendo il pieno dei voti dell’elettorato della Lega e della destra.
Malgrado l’endorsement verso Fassino di Mario Napoli, candidato torinese di Forza Italia.
In quasi tutti i Paesi dell’Eurozona, d’altro canto, popolari e socialisti, quando anche non governano insieme e si alternano al Governo, adottano sostanzialmente le stesse ricette economiche imposte dall’Unione Europea.
Il c.d. fiscal compact, inoltre, ha privato gli Stati Nazionali della possibilità di utilizzare la leva della spesa pubblica per creare sviluppo economico, per cui sia che al Governo ci siano gli uni o che ci siano gli altri poco cambia.
In questo quadro, ormai da tempo monta in tutta Europa un malcontento ed un disagio sociale a cui solo i movimenti anti establishment riescono a dare  rappresentanza.
L’Italia non fa eccezione.
Il Movimento 5 Stelle stravince nelle periferie, mentre le residue roccaforti del Partito Democratico, tradizionale partito della sinistra italiana, rimangono paradossalmemte (ma non troppo..) i quartieri “bene” delle grandi città: i Parioli a Roma, la Crocetta e la collina a Torino.
La crisi sociale morde.
Più che Roma, dove le amministrazioni precedenti, sia di centrodestra che del Pd, sono state giudicate severamente e punite dagli elettori, il dato politico è più significativo è quello di Torino, portata ad esempio di buon Governo.
Ma Torino è stata, per oltre 20 anni, anche un grumo di potere stabile, una città la cui programmazione economica, si è detto (e scritto), a torto o a ragione, era decisa dagli Istituti di credito.
Fassino era considerato espressione di quel “sistema Torino”, come era ormai chiamato anche fuori città, a cui votando Movimento 5 Stelle i torinesi hanno tentato di dare una spallata. Altro che voto di protesta.
Neppure l’Appendino è una outsider, come non lo è la romana Raggi. Ma ad entrambe gli elettori chiedono di incarnare una voglia di cambiamento che va ben oltre l’esercizio di una doverosa buona amministrazione.
Per la prima volta Roma ha un sindaco di sesso femminile e anche a Torino vince una donna. Risultato ottenuto senza neppure il doping elettorale delle “quote rosa”. Anche questo è un dato da sottolineare.