Oggi, le commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno convocato esperti da istituzioni chiave, come la Banca d’Italia e la Corte dei Conti, per discutere il Piano di bilancio del governo Meloni, che delinea le previsioni economiche per i prossimi sette anni.
DOCCIA FREDDA PER IL GOVERNO MELONI – Il documento include valutazioni sul debito pubblico e sulla disponibilità per la spesa, ma ha sollevato interrogativi riguardo alla crescita del Pil, che potrebbe non raggiungere l’1% atteso.
Secondo un’analisi recente dell’Istat, nel primo semestre il Pil ha registrato un incremento solo dello 0,4%. Gli esperti hanno descritto la situazione come “stazionaria”, attribuendo il rallentamento al calo degli stimoli post-pandemia.
La Banca d’Italia ha proposto una correzione al ribasso di due decimi di punto per le stime dell’anno, mentre l’Ufficio parlamentare di bilancio ha avvertito di possibili rischi al ribasso, suggerendo una previsione più realistica dello 0,8%. Sebbene possa sembrare una differenza trascurabile, equivale a oltre quattro miliardi di euro.
Per il prossimo anno, Bankitalia prevede una crescita al di sotto delle aspettative governative, sebbene emergano segnali incoraggianti come l’andamento positivo dell’export e gli investimenti robusti. Tuttavia, il Piano è considerato eccessivamente ottimista riguardo alle entrate fiscali, e piccole variazioni potrebbero compromettere gli obiettivi stabiliti.
Un tema controverso è la riduzione del cuneo fiscale, prevista per diventare strutturale dal 2025. Questo solleva preoccupazioni circa l’equilibrio del sistema previdenziale, poiché potrebbe ridurre i fondi necessari per le pensioni.
In aggiunta, il Piano è esposto a rischi geopolitici e alla necessità di un’efficace attuazione del Pnrr nei prossimi due anni. Sebbene le proiezioni sul debito siano considerate plausibili, richiederanno misure rigorose e a lungo termine.
La Corte dei conti ha osservato che le previsioni del Piano sono in linea con il nuovo Patto di stabilità europeo, ma comporteranno scelte difficili riguardo all’allocazione delle risorse. I Comuni, rappresentati dall’Anci, hanno manifestato preoccupazione per potenziali ulteriori tagli, avendo già adottato misure di contenimento della spesa.
Infine, la Corte ha criticato il governo per l’assenza di piani concreti per razionalizzare le detrazioni fiscali, il cui numero è in aumento nonostante le raccomandazioni europee. Il Piano non fornisce indicazioni chiare su come affrontare questa problematica, lasciando aperta la questione delle spese fiscali.
