Bersani dal Si al No forte e chiaro.

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«Voto si, perché credo che la riforma sia un passo avanti». Siamo a Maggio negli studi televisivi di “DiMartedì”. Con queste parole Bersani conquista il pubblico. Adesso, a distanza di quattro mesi, sono cambiate le carte in tavola: per il leader della minoranza del Partito Democratico la riforma costituzionale non s’adda fare. A pochi giorni dal fatidico incontro tra i membri del Pd, Luigi Bersani confessa ai media di voler votare No.

Dal Si del “cambiamo il bicameralismo”, passando per il forse del “se si cambia l’Italicum”, al No forte e chiaro. A questo punto, sembra che sia stata la mancata fiducia in una possibile revisione dell’Italicum a far spostare così nettamente l’ago della bilancia: il leader della minoranza ha già dato per scontato che lunedì non verrà cambiata la legge elettorale e perciò si schiera contro il referendum. Ma, se si guarda più da vicino la situazione, si comprende che dietro a questa decisione si nascondono le solite scaramucce politiche. Ed è lo stesso Bersani ad ammetterlo: «Sono stato trattato come un rottame – racconta al Corriere-. Non ho ragione per difendere D’Alema, ma deve esserci un limite a questa cosa volgare del vecchio e del nuovo che riguarda le idee e i protagonisti di una stagione. In un anno e mezzo non ho mai avuto l’occasione di discutere delle riforme nel partito. E dire che un po’ ci capisco».

Di rispetto, però, parla anche il premier Matteo Renzi, il quale ricorda che «per tre volte Bersani ha votato Si al referendum». Cambiare idea è concesso a tutti. Ma se a farlo è un politico, sorge spontaneo il dubbio che a parlare sia più la sete di rivincita che un’attenta analisi.