Black Mirror – da miniserie britannica a fenomeno planetario

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Screenshot preso dalla serie Black Mirror, episodio Be Right Back. Fonte Wikipedia
Screenshot preso dalla serie Black Mirror, episodio Be Right Back. Fonte Wikipedia

Buttate via gli smartphone, spegnete le tv e non toccate più un pc o un tablet, perché se il futuro che ci aspetta è quello di Black Mirror meglio fermarsi ora. Già perché il futuro prossimo descritto nella serie, per quanto inverosimile, non sembra poi tanto lontano dal divenire.

Il black mirror (schermo nero), a cui si fa riferimento nel titolo della serie, è proprio quello dei nostri smartphone, televisori e portatili che proprio non riusciamo a tenere tali, cioè spenti.

Internet, social network, e cellulari intelligenti, dobbiamo ammetterlo, hanno cambiato il nostro modo di vivere e ci hanno reso sempre più dipendenti da essi. Alzi la mano chi al giorno d’oggi riesce a restare anche solo un giorno senza prendere uno smartphone o controllare se c’è qualche notifica su questo o quel social network.

Nella serie, nata in Gran Bretagna per mano di Charlie Brooker per la Endemol conosciuta in Italia fra le varie cose per i quiz “Chi Vuol Esser Milionario” e “Tu si che vales”, ad essere messi sotto accusa sono proprio la tecnologia, i media e i social network anche se il dito sembra puntato alla fine più verso noi utenti. Perché è l’abuso che se ne fa di essi e la troppa importanza che prendono nella nostra vita a rendere le cose difficili ai vari protagonisti della serie.

La serie è antologica, ogni puntata ha un diverso argomento ed è autoconclusiva. Inoltre anche i vari cast sono sempre diversi e persino i tecnici, ad esclusione dell’autore Brooker.

Si comincia con un pilot,  “Messaggio al Primo Ministro”, dove al primo ministro inglese, per evitare l’uccisione di un membro della famiglia reale, viene richiesto come riscatto dai rapitori, di avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta televisiva. Fino a che punto ci si può spingere per fare la cosa giusta, o sbagliata? Quello che colpisce è che, per tutta la puntata, gli spettatori che assistono allo svolgersi della vicenda dai loro televisori in tutto il mondo, per quanto possano essere schioccati o disgustati da quello che vedono, non riescono mai a distogliere lo sguardo.

In “15 Milioni di Celebrità” l’energia elettrica è generata da tutta la popolazione, costretta a pedalare su delle cyclette in tute grigie tutte uguali, a guardare spot pubblicitari e a vivere in piccoli spazi cubici, accumulando così punti per accedere ad un talent, sul genere di X Factor, dove superato il giudizio dei severi giudici e del pubblico, presente sotto forma di avatar proiettato sullo schermo alle loro spalle, si può accedere ai pochi posti privilegiati, in grandi case dove non dovranno pedalare mai più.

La memoria è poi la protagonista di “Ricordi Pericolosi”, in cui a tutte le persone, e già da neonati, viene innestato dietro l’orecchio un cip che permette di rivedere, nella mente o proiettato su uno schermo, tutto quello che si è visto ed ascoltato durante la giornata. Avere così accesso a tutti i propri ricordi potrebbe essere affascinante, ma l’insegnamento che ne ricaviamo alla fine della puntata è che in definitiva “l’ignoranza” è un bene.

Si parla poi anche di cloni sotto forma di androidi, del tutto simili alla persona cara scomparsa persino nei ricordi, ma a cui, dopo una iniziale eccitazione per la ritrovata unione, ci si rende conto manchi quello che ci rende veramente umani, il libero arbitrio.

In un’altra puntata il mondo è arrivato al punto in cui ogni persona dà un voto agli altri tramite cellulare e solo con un punteggio alto si ha accesso a determinate case, lavori e stili di vita. L’opinione che hanno gli altri di noi diventa tangibile e tutto è estremamente artificioso. Apparire belli, perfetti e interessanti in ogni momento, agli occhi degli altri, sembra essere l’unica cosa che conta.

Tutto è portato all’estremo. Si va oltre, per esempio, alla politica dell’uomo comune che può arrivare a governare, portata avanti in Italia dal M5S. Nella serie i cittadini, stanchi dei soliti politici, arrivano a votare un personaggio immaginario di un programma televisivo, un pupazzo blu, volgare e irriverente che in programmi di satira se la prende con il politico di turno, arrivando a tragiche conseguenze per tutto il pianeta.

Questa serie, piccola perla per pochi che solo grazie a Netflix è arrivata al grande pubblico, altro non è che una parabola sull’era dell’informazione e della tecnologia, sempre più invasiva. Ci facilita sicuramente la vita, mette in contatto persone lontanissime tra loro, toglie le pietre dalla nostra borsa, ma forse ci rende sempre meno autonomi nelle scelte e “umani” nei rapporti con gli altri.