Bufera Pietro Puzone: “Maradona mi ha rovinato la vita”

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Negli ultimi giorni, l’ex calciatore del Napoli, Pietro Puzone ha rilasciato alcune dichiarazioni al veleno su Maradona. Entrambi erano molto amici, ma questa amicizia, secondo le dichiarazioni dell’ex centrocampista, gli ha rovinato la vita e la carriera calcistica. Ha raccontato le sue scorribande con il Pibe De Oro al in documentario in quattro puntate “Senza Diego”, realizzato da Lorenzo Giroffi e in onda su Extra.

Per chi non lo ricorda, Puzone debuttò in Serie A nel 1982, quando aveva 19 anni, in Napoli-Cesena, la partita resa famosa da Massimo Troisi in Scusate il ritardo. Rino Marchesi lo mandò in campo come sostituzione, mentre il Napoli perdeva 2-0. Negli anni successivi viene prestato prima alla Cavese e poi all’Akragas  mettendosi in luce come uno dei giovani più promettenti della categoria. Ritorna a giocare nel Napoli nella stagione 1984-85, la prima di Maradona, collezionando solo due presenze, di fatto le ultime in Serie A.

Fino all’estate del 2020, Puzone era un clochard, su una panchina di Acerra. Tavernello dalle sei di mattina. E tanto crack, da 15 euro alla bottiglietta, da consumarci l’intero reddito di cittadinanza. Tale situazione fu resa nota da un ascoltatore della trasmissione radiofonica “La Radiazza”, che intervenendo telefonicamente descrisse le condizioni disumane in cui viveva l’ex calciatore. La difficile realtà di Puzone fu resa nota anche da Barbara D’Urso, nel programma Pomeriggio 5“La solitudine è la morte totale, sono tanti i motivi per cui ho bevuto questo vino di merda. Mia figlia il giorno del matrimonio è andata all’altare con lo zio, non la vedo da 18 anni”, così dichiarava durante il documentario. Oggi Pietro Puzone è di nuovo in piedi. “Pulito”. Ed ironia della sorte, Pietro risorgeva mentre Maradona si preparava a morire, al piano terra di una villetta anonima di Tigre, una pizza come ultima cena, il 25 novembre dell’anno scorso.

Su Maradona, queste sono le parole al veleno che ha rilasciato sul campione argentino: “Ho avuto la fortuna di incontrare il più grande giocatore di tutti i tempi. Diventammo amici, intimi amici, a unirci erano le nostre originiLa mia testa toglila di mezzo, ma dal collo ai piedi io ero il secondo Maradona a Napoli. Nel 1985, Maradona giocò persino una partita memorabile nello stadio comunale di Acerra per beneficenza. Trenta milioni di lire d’incasso per un bimbo da operare in Svizzera. Dovevo andare a Roma, alla Lazio, ma Maradona non volle, aveva trovato un fratello. A casa Puzone, Diego andò pure a mangiare pasta e fagioli insieme con Heather Parisi. “Maradona è stato bello e caro, ma mi ha rovinato la vita. “

“Non sono lui che è in grado di coprire tutti gli sbagli che ha fatto. Diego doveva andare a Roma per una visita medica. Andammo al Gilda, il locale dei vip, e prendemmo un privé. Fu la prima volta che tirai cocaina. Rientrammo il giorno dopo in albergo. Un’altra notte, invece, Diego bevve 40 succhi di frutta e 40 Cointreau. Saltò l’allenamento della mattina per “indigestione gastrica”. Fu così che Ottavio Bianchi, il solitario bergamasco che allenava quel Napoli, chiamò Puzone e gli chiese di aiutarlo con Maradona, per frenare le notti del messia affamato di vita. Pietro rispose: “Diego non lo ferma neanche Reagan”.