Calciopoli, la Cassazione e l’operazione-oblio

0

Di Calciopoli non se ne parla più. E quello che è stato sembra un ricordo lontano. Intanto sono arrivate le motivazioni della Cassazione in merito alle sentenze emesse. Su Luciano Moggi si legge: «Più che di potere si deve parlare di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici ed ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta». Eppure abbiamo trascorso questi anni con una certa goffaggine mediatica tesa a tacere quanto accaduto.

Complice la vittoria al Mondiale di quel 2006 e una condizione di strapotere e sudditanza (ai limiti – se non oltre – dell’illegalità) nei confronti degli stessi colori, oggi si ignora quanto accaduto o, peggio, lo si è derubricato a banale e comprensibile incidente di percorso. Oltre l’assurdo di pensare che tutto quel castello di strapotere (termine della Cassazione) fosse nato, cresciuto e morto in quei pochissimi anni di cui l’indagine si è occupata, abbiamo dovuto, passivamente, subire le arringhe difensive di molti che, come per la mafia e il gender, hanno sostenuto che “Calciopoli non esiste” o che, in fin dei conti, non è successo niente. Sicuramente le pene inflitte sono niente rispetto agli illeciti compiuti, anche solo morali nei confronti di tifosi, calciatori, scommettitori e curiosi.

Il pericolo più grande nella storia è quello di dimenticare, specie quando lo si fa con scientifica volontà per sbarazzarsi di un peso ingombrante e di cui ci si vergogna. Perché se l’operazione-oblio nei confronti di Calciopoli è in atto (e lo è) è possibile solo se chi è interessato a far dimenticare quanto accaduto è al potere e ha i mezzi per farlo. Questo dovrebbe far preoccupare più di qualcuno. Non per mere e infondate questioni di tifoserie (come qualcuno sosterrà), ma per evitare che quanto accaduto in passato possa capitare in futuro. O nell’immediato presente.