martedì, Ottobre 13, 2026
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Carburanti, in Italia le tasse restano più alte della media Ue

Il prezzo dei carburanti continua a pesare sulle tasche degli italiani, ma il confronto con gli altri Paesi europei mostra una situazione più complessa di quanto possa sembrare. Secondo un’analisi di Adusbef sui dati della Commissione europea, dall’inizio della guerra in Iran il diesel in Italia è aumentato del 26%, con un aggravio di circa 44 centesimi al litro. Un rincaro comunque inferiore alla media dell’Unione europea, che si attesta al 30%

Mai così cara

A contenere l’aumento italiano ha contribuito il taglio temporaneo delle accise, pari a 17 centesimi al litro. Senza questo intervento, secondo le stime, il rincaro sarebbe arrivato al 35,8%. Sul fronte della benzina, invece, l’Italia presenta un andamento meno favorevole: il prezzo è cresciuto del 23%, contro il 21% della media europea, con un aumento di circa 38 centesimi al litro.

Il dato che fa discutere maggiormente riguarda però la componente fiscale. In Europa, le tasse rappresentano mediamente il 39,7% del prezzo finale del diesel. In Italia la quota si avvicina al 43%, quindi ben oltre la media comunitaria. Per la benzina il divario è ancora più evidente: la fiscalità pesa per il 51,1% del prezzo pagato dagli automobilisti italiani, contro una media Ue del 47,6%.

Tanti fattori determinanti, quindi

Il quadro mostra quindi come il costo alla pompa non dipenda soltanto dal prezzo del petrolio. Accise e Iva continuano ad avere un peso importante. Il taglio temporaneo ha attenuato l’impatto dei rincari, ma riapre il tema di una riduzione più stabile della pressione fiscale sui carburanti quotidiani.

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