Il “caso Weinstein” diventato il “caso Asia Argento” in Italia

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Asia Argento. Fonte wikimedia commons

Negli Stati Uniti principalmente e in tutto il mondo si sta parlando da qualche settimana del cosiddetto “Caso Weinstein”.

Harvey Weinstein, uno dei produttori più potenti di Hollywood, è stato accusato da oltre 60 donne di molestie.

Le accuse contro colui che sembrava essere una vera e propria divinità a Hollywood sono in continuo aumento.

Harvey e Bob Weinstein fondarono la Miramax nel 1979 con l’intenzione di mettere in risalto i film indipendenti, spesso scartati dalle major più importanti. La casa di produzione diventò talmente importante che i due fratelli riuscirono a rivalutare il mondo del cinema indipendente, rendendolo un partecipante attivo delle premiazioni più importanti.

In seguito la Miramax fu acquistata dalla Disney. Nel 2005 i Weinstein fondarono la Weinstein Company.

Nel corso della sua longeva carriera, ormai giunta al capolinea, Weinstein si è servito del suo potere, prima alla Miramax e in seguito alla Weinstein Company, per ottenere favori sessuali da giovani aspiranti attrici e non solo.

Sono state mosse infatti diverse accuse contro il produttore anche da parte di donne che lavoravano nell’ambiente cinematografico ma che non avevano nessuna intenzione di diventare attrici.

In un esplosivo articolo del New Yorker di Ronan Farrow sono riportate alcune testimonianze delle vittime di Weinstein. Tra le attrici con cui Farrow si è confrontato per scrivere il suo pezzo, che è stato il catalizzatore del “caso Weinstein”, spicca il nome di Asia Argento.

All’estero le vittime sono state accolte con parole di conforto e comprensione mentre in Italia sembra essersi scatenata una vera e propria bufera contro Asia Argento, la vittima.

Le argomentazioni contro Asia Argento sono principalmente due:
  1. Avrebbe potuto parlare prima dato che l’episodio si è verificato nel 1997
  2. Per avere una carriera non si è negata al produttore quindi è stato consensuale.

Queste argomentazioni non potrebbero essere più distanti dalla realtà.

Asia Argento è una vittima.

Nel 97 era giovanissima e si scontrava con un mondo che aveva sempre idealizzato molto e di cui voleva far parte. È facile dire cosa avrebbe potuto fare o non fare ma in quel momento, in quella stanza, Asia Argento era sola e solo lei sa cosa voglia dire trovarsi in una situazione del genere.

Trovo davvero di cattivo gusto, per non dire altro, giudicare in modo così pesante la reazione di una ragazzina spaventata, delusa da se stessa e dal mondo che aveva tanto sognato e segnata dalla vergogna dell’accaduto.

È molto facile giudicare quando si è estranei a una determinata situazione. Ci immaginiamo tutti come delle persone forti e risolute ma la realtà è ben diversa.

Vi sono molteplici reazioni davanti a una violenza del genere.

Sì, avrebbe potuto scappare, avrebbe potuto urlare ma avrebbe anche potuto rimanere lì pietrificata, come è successo, e non va colpevolizzata per questo. Ogni reazione è giustificata. Ribadisco che Asia Argento era e rimane una vittima.

È assurdo che in un paese come l’Italia, che si auto-proclama “civilizzato”, esistano ancora uomini e soprattutto donne senza un minimo di empatia.

Non esiste una violenza di serie A o serie B.

Forse l’unica “colpa” di Asia Argento, da attribuire anche alla giovane età, è stata quella di essersi fidata degli uomini che la circondavano, credendo che fossero davvero dei professionisti.

Inoltre sicuramente sarà stata intimidita dalla potenza di Weinstein e dei suoi collaboratori.

Chi si sarebbe schierato contro il produttore più potente di Hollywood per difendere una sola ragazza? Probabilmente nessuno. Probabilmente nessuno le avrebbe creduto e la sua carriera, come quella delle altre attrici che hanno deciso di parlare solo ora, sarebbe finita. Certo, avrebbe potuto cambiare lavoro come dicono i più maligni. Sì, avrebbe potuto, non dovuto. Asia Argento non era sicuramente in torto, il lavoro avrebbe dovuto cambiarlo lui. Vale la pena ricordare che grazie al “caso Weinstein” si è riaccesa la campagna #MeToo. Donne di tutto il mondo e di ambiti lavorativi molto diversi hanno condiviso le loro storie.

Avrebbero quindi dovuto tutte cambiare lavoro? Non si dovrebbe invece insegnare a non abusare del proprio potere, stuprare o intimidire le persone? Non si dovrebbe punire i carnefici e non le vittime?

Questo è un altro modo di colpevolizzare le vittime. Far credere che solo perché hanno deciso di tacere e restare, non abbiano nessun diritto di esporre la propria opinione.

Non è un caso che vi siano voluti più di 20 anni per la caduta di Harvey Weinstein. Tra molteplici accordi di non divulgazione, campagne per sminuire la credibilità delle vittime, tentativi di insabbiare storie sul suo conto, Harvey Weinstein è riuscito a cavarsela per tutti questi anni.

Weinstein ha costruito un impero e su questo non c’è nulla da dire ma un impero costruito sulla sofferenza degli altri non è qualcosa di cui andare fieri.

La vergogna che ha provato Asia Argento e che purtroppo ha dovuto provare ancora, nel suo paese, ora si spera che la stia provando lui.

Weinstein è stato infatti privato del suo posto nella Weinstein Company, della sua membership nell’Academy e della membership dei BAFTA. Inoltre la procura di New York ha annunciato un’inchiesta sulla compagnia.

L’impero sta cadendo. Ora spetta a noi far sì che non risorga mai più.