Cassazione: «prove inequivocabili» contro Lotito

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Dopo quasi dieci anni (era l’estate del 2006) arriva un’altra sentenza della cassazione in merito al fenomeno denominato Calciopoli. Tra i protagonisti coinvolti non solo la Juventus, ma anche la Lazio di Claudio Lotito che nella stagione 2004-2005 rischiò la retrocessione, ma la evitò, secondo la Cassazione, tramite pressioni da parte del presidente biancoceleste nei confronti degli arbitri.

Questa la ricostruzione:

C’è una «congerie di telefonate compromettenti» e di «prove inequivocabili» delle «pressioni» esercitate dal patron della Lazio Claudio Lotito «sul mondo arbitrale in un contesto di lotte intestine per la nomina a Presidente della Figc tra l’uscente Franco Carraro e l’aspirante emergente Giancarlo Abete» per assicurarsi il «salvataggio» della Lazio dalla retrocessione nel campionato 2004-2005. Lo scrive la Cassazione nella sentenza su “Calciopoli” rilevando che l’allora vice della Figc, Innocenzo Mazzini, viene intercettato mentre assicura a Lotito che la sua «mediazione» era riuscita ad assicurare alla Lazio un occhio di favore da parte dei designatori arbitrali Bergamo e Pairetto.” [ilmessaggero.it]

A distanza di dodici anni si può fare molto poco, quasi niente, visto che “per Lotito il processo si è concluso con la prescrizione, prima ancora di giungere in Cassazione, dei due episodi di frode sportiva per i quali era imputato.” Resta così la certezza che quel campionato (e presumibilmente non solo quello) è stato falsato, ma i responsabili non ne pagheranno mai le conseguenze. Con l’aggravante, morale e giuridica, che i protagonisti di quei fatti sono ancora sulla scena e occupano ancora incarichi sportivi. Quali possano essere le garanzie per il calcio italiano resta un mistero.