Catalogna, chiesta mediazione internazionale. Re Felipe: “Slealtà inaccettabile verso lo Stato”

Migliaia di persone scese in piazza per protestare contro le violenze della polizia spagnola in occasione del referendum

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Manifestanti a Barcellona ( Personal Photo - Fabio Ragone)

Continuano le manifestazioni di protesta in Catalogna contro le violenze perpetrate dalla polizia spagnola nella giornata di domenica 1 ottobre contro i seggi del referendum per l’indipendenza.

Stando a quanto riporta la tv pubblica Tv3, le principali manifestazioni si sono svolte a Barcellona ma ci sono state proteste anche in decine di altre città e comuni catalani, per un totale di diverse centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza in tutta la Catalogna, bloccando il traffico su molte arterie del paese, incluse alcune autostrade. Lo sciopero generale può contare sull’appoggio del governo catalano e dei comuni di Barcellona e Girona.

Si tratta di una vera e propria mobilitazione popolare”, racconta l’italiano Fabio Ragone, originario della provincia di Salerno e attualmente residente a Barcellona. “E’ da sottolineare che sta partecipando alle manifestazioni di protesta anche una buona parte di popolazione tradizionalmente a favore dell’unità nazionale. Il vento è cambiato, credo di poter dire che stiamo assistendo a un’importante fase di transizione storica. Da qui in poi, si potrebbe arrivare a un’effettiva indipendenza o ad un compromesso storico, il quale implicherebbe però un necessario cambio di governo”.

Il presidente Carles Puigdemont ha dichiarato che è necessaria una mediazione internazionale con il governo spagnolo e ha sollecitato una presa di posizione da parte dell’Unione Europea; contestualmente, ha indetto una riunione straordinaria per stabilire le possibili mosse successive: tra le varie considerazioni, quella secondo cui un’eventuale proclamazione di indipendenza determinerebbe una frattura insanabile con la Spagna che porterebbe alla sospensione dell’autonomia e del governo catalani, se non addirittura all’arresto di Puigdemont. Incerto su eventuali appoggi internazionali, il governo catalano propende dunque per il dialogo.

Puigdemont ha inoltre chiarito che l’eventuale passaggio in Parlamento nel quale potrebbe essere dichiarata l’indipendenza richiederebbe almeno una settimana, a voler essere ottimisti. Ciò potrebbe determinare una sorta di “tregua” alla tensione che ha caratterizzato il paese nelle negli ultimi tempi. Puigdemont ha poi ripetuto di preferire una separazione concordata a una frattura traumatica con la Spagna.

La stampa di Madrid prende intanto posizione contro gli indipendentisti, a conferma di quanto sia grave la frattura tra la società catalana e quella spagnola. Anche nella giornata di ieri in tutta la Catalogna migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare le violenze della polizia spagnola, mentre il sindaco di Barcellona Ada Colau ha denunciato il verificarsi di aggressioni sessuali da parte degli agenti spagnoli. Puigdemont ha dichiarato che sarà istituita una commissione d’inchiesta in proposito, voluta anche dall’Onu.

In difesa dell’unità nazionale si è espresso anche il Re Felipe, che nelle scorse ore ha accusato la Catalogna di “slealtà inaccettabile verso lo stato” e ha ribadito il proprio impegno per l’unità della Spagna. Nessun cenno alle violenze della polizia inviata da Madrid. Il sindaco di Barcellona ha commentato duramente sul proprio profilo Twitter definendo il breve discorso del sovrano “indegno per un Capo di Stato”.