Catalogna verso il referendum sull’indipendenza, ma per la Spagna è illegittimo

Nessun margine di trattativa tra il governo catalano e quello centrale di Madrid in vista del referendum in programma per il 1 ottobre

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Barcellona (foto da Pixabay.com)

I cittadini sono convocati il giorno 1 ottobre per difendere la democrazia da un regime repressivo e intimidatorio”: queste le parole condivise sull’account twitter del governo catalano con cui si esorta la popolazione a prendere parte al referendum che dovrebbe tenersi tra pochi giorni per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna.

Il condizionale è d’obbligo a causa dei recenti sviluppi e del clima di tensione generale in cui versa la Catalogna in questi giorni: il governo centrale di Madrid, con l’appoggio di molte forze di opposizione e del Tribunale costituzionale, considerano infatti il referendum illegale e contrario alla Costituzione; sulla base di tali considerazioni, nei giorni scorsi la Guardia civile spagnola su richiesta della procura è entrata in vari edifici governativi catalani a Barcellona, sequestrando del materiale destinato ad essere impiegato per il referendum e arrestando 14 persone legate al governo locale.

La reazione del governo catalano, che gode dell’appoggio di una maggioranza di partiti indipendentisti, non si è fatta attendere: attraverso i canali social ha confermato che il referendum si svolgerà e che il suo fine è la difesa della democrazia da un regime repressivo. “Pensiamo che il governo spagnolo abbia oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi autoritari e repressivi”, si legge ancora sull’account twitter del governo catalano.

L’indipendentismo non è un tema nuovo nel dibattito politico locale e affonda le sue radici nell’articolata storia catalana. Di recente, la tematica ha riacquistato slancio causando notevoli tensioni tra il governo spagnolo di Madrid guidato da Mariano Rajoy e quello catalano del presidente Carles Puigdemont. Già tre anni fa era stato fatto un tentativo di referendum sull’indipendenza catalana, poi bloccato dal Tribunale costituzionale spagnolo e stato trasformato in una consultazione informale.

I due principali partiti politici spagnoli, il Partito Popolare e il Partito Socialista, sono entrambi contrari all’indipendenza della Catalogna e hanno proposto agli indipendentisti di avviare un dialogo dopo la rinuncia al referendum. Il governo catalano non sembra voler cedere, ma le recenti operazioni di polizia con annessi sequestri potrebbero aver ostacolato l’organizzare materiale del referendum. Inoltre, se anche il referendum si svolgesse regolarmente e avesse esito positivo, non sarebbe comunque riconosciuto dal governo centrale di Madrid che lo considera illegale.

In questo clima di tensione generale, proteste e manifestazioni, la data in cui dovrebbe svolgersi il referendum è ormai prossima ed è difficile prevedere cosa accadrà, in assenza di margini di trattative tra le contrapposte fazioni.