Sui banchi di scuola con cellulari e libri: ora sì

Lo dichiara la ministra dell'istruzione, tra approvazioni e critiche.

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Cellulari a scuola, Fonte Google immagini.

L’era degli smartphone giocattolo. Nel 2017, i cellulari sono diventati oggetto di possesso, se non di chiunque, della maggior parte della popolazione, tant’è che non ci stupiremmo nel dire che, in almeno un gruppo di quattro persone, tre ne siano disposte. Ciò che però induce ad avere un occhio di riguardo sulla questione è la “linea minima d’età” che, ad andare avanti, sta sempre abbassandosi: non sarebbe strano pensare che un bimbo di sette anni ne stringa tra le mani già uno.
Dunque, bisogna considerare lo smartphone come parte integrante, se non addirittura motore della nostra vita e, averlo sempre con sé, anche a scuola, è ormai formalità.

I cellulari a scuola: ora sì. La ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, in questo senso, ha annunciato che l’utilizzo dei telefonini – a fini didattici – sarà autorizzato in classe, perché, come ha tenuto a ribadire in un’intervista rilasciata in questi giorni: “Il cellulare in mano a un 13enne è una grande opportunità, sarà un nuovo strumento didattico”.

Nuova frontiera didattica. Ciò rappresenta una nuova frontiera dall’apprendimento, che ha allargato il suo raggio d’azione dopo questa novità.
Le linee guida di come potrà essere utilizzato o meno il cellulare in classe sono ancora da stilare, ed oggi, 15 settembre, un gruppo di lavoro con i migliori esperti del Paese ci lavorerà per 45 giorni.

I contro. Subito, però, l’arma si è rivelato a doppio taglio: se da un lato è un gran passo in avanti per lo “sviluppo” dello studio, dall’altro si considera che ad usufruire di questo “vantaggio” siano sempre dei ragazzi, e si teme possa diventare solo motivo ulteriore di distrazione e di diminuzione ulteriore della capacità di concentrarsi.
Le critiche non si sono limitate su questo punto, ma anche sulla eventualità concreta che il sistema scolastico di stampo classico stia per giungere al capolinea con i continui inserimenti di “natura” tecnologica nell’ambiente scuola.

Chi vivrà, vedrà. Insomma, la ministra dell’istruzione ha avuto il coraggio, e forse la lungimiranza, di aprire alle scuole il nuovo che avanza – il popolo dei cellulari – cercando di modernizzare un sistema tradizionale e stantio, rendendolo più familiare per gli studenti.