Cile, referendum sulla nuova Carta Costituzionale: bocciata con oltre il 62% dei voti

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Votazioni allo Stadio Nazionale, Santiago del Cile, fonte: wikipedia

Sembrava potesse essere un periodo di trasformazione e cambiamento per il Cile in questo 2022: l’11 marzo di quest’anno viene eletto come presidente della nazione Gabriel Boric, che a soli 36 anni è il più giovane cileno ad aver ricoperto tale ruolo. Boric si è trovato davanti un Cile stremato dall’inflazione, dalle grandi disparità sociali tra le fasce della popolazione, dall’elevata corruzione e dall’insofferenza dei giovani cileni. Basti pensare che tra il 2019-2020 erano scoppiate violente proteste nella capitale Santiago per le cause sopracitate, poi terminate con l’inizio della pandemia da Covid-19: i cittadini scesi in piazza, chiedevano anche di cambiare la vecchia costituzione emanata dal dittatore Augusto Pinochet nel 1980, con una nuova.

Sebbene questa Costituzione sia stata sottoposta a diverse riforme da quando è stata adottata, conserva lo stigma di essere stata introdotta durante una dittatura.

Per questo motivo il Congresso nazionale cileno ha indetto un plebiscito per ottobre del 2020, chiedendo ai cileni se mantenere la costituzione vigente (opzione “Rechazo”) o una nuova (opzione “Apruebo”) e da quale organo dovesse essere scritta (nel caso vincesse l’opzione “Apruebo”). Con circa il 78% dei voti vinse il “SI” , e con la stessa percentuale il popolo cileno ha scelto l’Assemblea costituente per redigere il nuovo testo.

Nel luglio del 2022 era stata redatta e ufficializzata la nuova Carta Costituzionale. Questa è stata definita da molti commentatori come una delle più avanzate dal punto di vista sociale. Il 4 settembre sarebbe dovuta essere la data che avrebbe reso lo stato cileno definitivamente libero dal suo passato, tramite il referendum confermativo, ma così non è stato: si è visto trionfare il “No”, bocciando la nuova costituzione con oltre il 60% dei voti. Nonostante i sondaggi delle settimane precedenti avessero previsto questa vittoria, c’è stato comunque dello stupore visto le richieste stessa della popolazione, l’elezione di un presidente di sinistra e i risultati del referendum del 2020.

Sono diversi i motivi da ricercare in tale risultato: la campagna a favore del No, oltre ad essere quella più massicciamente finanziata dai fondi di privati, è stata caratterizzata dall’ampio uso di disinformazione e fake news atte a screditare il nuovo testo costituzionale. La responsabilità di questo risultato appartiene anche all’assemblea costituente che ha voluto strafare: dopo diciotto mesi di dibattiti, spesso confusi, è stato prodotto un testo estremamente complesso di 178 pagine e 388 articoli.

Di certo anche i cambiamenti riguardante la questione “indigena” (riservando una quota minima dei seggi per i nativi, un sistema di giustizia parallela) e la creazione di uno Stato “plurinazionale”, la parità di genere, il diritto all’aborto hanno suscitato numerosi contestazioni, dimostrando come la maggior parte del paese sia segnato dalle tensioni etniche-sociali, e forse ancora non pronto a voltare definitivamente al vecchio regime di Pinochet.

Il presidente cileno Gabriel Boric ha convocato i leader di tutti i partiti politici, sia di governo che di opposizione, per una riunione nel Palazzo della Moneda: ha già fatto sapere che farà un rimpasto per poi chiedere al Parlamento di eleggere una nuova Assemblea costituente. .