Cinema: finte vittime di suicidi prima, vere vittime di “omicidi” dopo.

Quando la finzione diventa realtà

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Colpevole d’omicidio sinonimo di.. cinema? Che il cinema sia un poligono di tiro, il copione la pistola e l’attore il bersaglio, non ci è permesso affermarlo. A meno che non ci chiamiamo Mischa Barton! In tanti la ricorderanno nel ruolo della “difficile” Marissa Cooper nella serie tv “The O.C.”. Difficile, come difficile è il rapporto che ha con la madre, interpretata dall’attrice Melinda Clarke. Marissa Cooper è una ragazza piena di problemi; solare ma infelice, altruista, ma egoista. Durante la serie l’abbiamo vista affrontare vari problemi, quali l’abuso di alcool e droghe, l’arresto scampato del padre, il divorzio dei suoi genitori, il tradimento da parte del suo fidanzato, il tentato suicidio, l’ostaggio da parte di un ragazzo disturbato, il tentato stupro da parte del fratello del protagonista della serie tv… Tutto questo la farà cadere in depressione, finché, nella terza stagione, la fragile e insicura Marissa, muore in seguito ad un incidente stradale.

Non si seppe mai con certezza la ragione per la quale la Barton abbandonò il set. Abbandono che non piacque ai fan della serie tv, tanto affezionati alla bella Barton. Forse troppo affezionati, tanto affezionati. Tanto quanto lei stessa: Mischa Barton. Sì perché se è vero che Mischa Barton abbandonò il set, pare, però, che non abbia mai abbandonato il suo agognato e caro copione! Copione che potrebbe assumere il nome di “presagio”.

Travolta, giovanissima, dal successo e poi dai guai, all’attrice sembra esserle toccata una, se non identica, simile sorte della tormentata protagonista cui aveva vestito i panni. Nel 2007, infatti, venne arrestata con l’accusa di guida in stato di ebbrezza, possesso di marijuana e guida con patente scaduta. Nel 2009, a seguito di un crollo nervoso durante il quale minaccia di togliersi la vita, venne ricoverata in un ospedale psichiatrico. La sua vita, ormai tormentata, come la protagonista cui aveva vestito i panni, la portò ad ingrassare. Nel 2015 querela la madre/ manager Nuala Quinn, con l’accusa di averle sottratto parte dei suoi guadagni, di essersi appropriata di una sua villa a Hollywood e di aver usato il suo nome per creare una linea di borse e aprirsi una botique a Londra. Nel 2017, la Barton torna in forma, ma i guai non sembrano finire perché viene nuovamente ricoverata per via di una crisi di nervi, avvenuta nella sua abitazione a Los Angeles. In giardino e con indosso solo una camicia e una cravatta, l’attrice avrebbe imprecato contro sua madre. Ad immaginarla nella suddetta scena, ai più potrebbe ricordare una delle tante scene della serie tv “The O.C.”.

Non così tanto diversamente sembra esser andato al compianto Robin Williams. Molti ricorderanno la sua eccellente interpretazione nel film “Patch Adams”, tratto dall’autobiografia di Hunter “Patch” Addams. Interpretazione che, nel 1999, gli valse una candidatura al Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale. Il film si apriva con una scena nel quale il protagonista Hunter Adams tenta il suicidio sul ciglio di un burrone e afferma, rivolgendosi a Dio:

<<Molto bene e adesso? Che cosa vuoi da me? Sì potrei farlo. Lo sai anche tu che non mi fermeresti. Quindi rispondimi ti prego. Dimmi che cosa stai facendo. Va bene, analizziamo la logica. Tu crei l’uomo, l’uomo sopporta dolori ed enormi sofferenze, l’uomo alla fine muore. Avresti potuto anche lavorarci sopra un po’ di più prima di passare direttamente alla creazione. Hai riposato il settimo giorno! Potevi dedicare quel settimo giorno alla compassione. Sai che ti dico? Non ne vale la pena>>.

L’attore, nei panni del medico statunitense Hunter Adams, dà vita alla clownterapia: la terapia del sorriso. Nel film lo vediamo, dunque, nei panni di un “salvatore”: peccato, però, che Williams abbia dimenticato, poi, di salvare se stesso. L’11 agosto del 2014, infatti, l’attore fu trovato morto nella sua casa di Paradise Cay, California. Più tardi, il medico legale attribuì la causa del decesso ad asfissia per sospetto suicidio. E, ancora, la polizia rivelò che l’attore si tolse la vita impiccandosi con una cintura.

La moglie, però, rivelò che l’attore era affetto da una patologia neurodegenerativa, chiamata demenza da corpi di Lewy, che si manifesta con frequenti allucinazioni visive che potrebbero aver spinto Williams a togliersi la vita.