Clied: “Sabato 18” il suo primo disco come un sogno

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Fonte: immagine autorizzata alla pubblicazione. Foto: Alberto Scaglietta (deaphotographs) Artwork: Cristian Addabbo

Esce oggi, venerdì 10 Luglio 2020, “Sabato 18”, il primo album ufficiale del giovane cantautore Clied per Osa Lab e Artist First. Il disco, anticipato dai singoli “Penso che si (possa fare)”, “Io le dico no” e “Dentro di me”, vede oggi al luce, la chiusura di un cerchio.

“Sabato 18 – racconta Clied – è il giorno dopo il venerdì 17, che rappresenta ciò che avviene prima della realizzazione di un sogno. Le tracce sono tutte un dialogo con una figura femminile, che poi altro non è che la vita. La stessa tracklist è una vera e propria frase di senso compiuto, che già racchiude questo dialogo”.

Un disco che per essere il primo dell’artista è sicuramente di alto livello, dalle produzioni raffinate e studiate e dalle molte letture simboliche. Clied lo definisce “un vero e proprio sogno, un emergere dalle proprie paure: è una primavera ed è per questo che ad ogni traccia è associato un fiore”.

Fonte: immagine autorizzata alla pubblicazione. Credits: @dopoesco

“Sabato 18”, traccia per traccia nelle parole di Clied

Aurora: fiore di loto

È una intro. Il clima che abbiamo immaginato è legato alle stelle e il brano è caratterizzato da un’unica frase che esplode nell’urlo finale. Questo, è il nostro “esistiamo”. E noi vogliamo esistere insieme al nostro pubblico.

L’ultima volta, ti prego: rosa nera

È un brano “matto”, che spezza già il disco nonostante sia solo la seconda traccia. È un brano rock con una forte parte rappata, caratterizzato da uno dei testi più complessi del disco. Con questo brano voglio dire chiaro e tondo: non mi devi inquadrare.

Penso che si (possa fare): anemone epatica

È il primo singolo che ho voluto presentare, perché è un brano più quadrato, riassuntivo, che arriva dritto al punto. Con questo brano restituisco un’apparente banalità. Ma il disco è ancora lungo.

Siediti: azalea (in collaborazione con Alice Claire Ranieri)

Ad oggi forse è il pezzo più importante che ho scritto. Parla del male che grava sulle spalle di una persona. All’interno c’è uno spaccato della mia vita: basti pensare che ci ho messo 4 mesi a scrivere la seconda strofa…

Ci vediamo al bar?: garofano viola (in collaborazione con Alessio Pisanu, sassofonista)

È forse il pezzo più particolare del disco, non solo perché ha una parte scritta in inglese: un piano e voce accompagnato da un sax. È un brano denso di massime, che ti accompagna nella seconda parte del disco, al punto che il suo primo accordo è l’ultimo di Siediti. Lo dedico ad un amico di vecchia data, chissà se lo saprà mai.

Io le dico no: rosa bianca

Qui riprendo l’ascoltatore e lo rimetto in una struttura quadrata e veloce. È un altro brano particolare, con un titolo che è già di per sè una contraddizione. Qui faccio una metafora con il rapporto che ho avuto con una ragazza: un’ironia strana per descrivere una fine.

Oggi no: stella alpina

Il brano più rock del disco con una sonorità senza mezzi termini, con ritornelli che esplodono e strofe rap. Forse è il brano più controverso del disco: sono immerso in una giornata buia, ma passerà.

Ci vediamo a primavera: mimosa (in collaborazione con Alessio Pisanu, sassofonista)

Il protagonista del brano è il sax e l’allegria malinconica ne è il leitmotiv. Sono riuscito a nascondere una grande tristezza proponendo al pubblico un altro brano molto quadrato, che abbatte un po’ la speranza di “Oggi no”.

Dentro di me: fiore di pesco (in collaborazione con Alice Claire Ranieri)

È un brano che associo molto alle persone che sono andate via dalla mia vita o che, purtroppo, proprio non ci sono più. Questa canzone va dritta al punto e l’ho scelta come terzo singolo perché riesce a far capire che ho dei “tatuaggi” dentro di me che non andranno via. Cara vecchia vita, ti porterò dentro di me ma oggi è Sabato 18 e noi siamo sopra a questo buio.