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Complicità e silenzi assordanti: 30 anni senza Elisa Claps

Il 12 settembre 2023 ricorre il trentesimo anniversario della scomparsa di Elisa Claps: un caso di cronaca nera avvolto ancora nel mistero

Potenza, 12 settembre 1993. Una giovane ragazza, di appena 16 anni, studentessa al terzo anno del liceo classico della sua città scompare e di lei non si saprà più nulla fino al ritrovamento del suo corpo senza vita. Stiamo parlando di Elisa Claps, la quale è tornata a riempire pagine e pagine di giornali a seguito della decisione della riapertura della Chiesa della Santissima Trinità, luogo dove è stato ritrovato il suo corpo.

La storia

Nata a Potenza il 21 gennaio 1977, Elisa Claps era l’ultima di tre figli di un commerciante e un’impiegata, Antonio e Filomena Claps. La mattina di domenica 12 settembre 1993, Elisa ha 16 anni e si reca a una funzione religiosa nella Chiesa della Santissima Trinità insieme ad un’amica, promettendo a Gildo, uno dei due fratelli maggiori, che sarebbe rientrata entro le 13 per raggiungere la famiglia nella casa di campagna e pranzare tutti assieme.

Elisa a quel pranzo, però, non ci andrà mai.

Secondo diverse testimonianze, Elisa aveva concordato con la sua amica di recarsi presso la chiesa per incontrare un amico che doveva consegnarle un regalo per festeggiare la promozione agli esami di riparazione. Quell’amico era Danilo Restivo, oggi cinquantunenne riconosciuto dalla giustizia italiana e britannica come l’omicida della giovane di Potenza e Heather Barnett, per le quali sta scontando una pena di 40 anni in Inghilterra.

Le indagini

L’inchiesta venne inizialmente assegnata alla Procura della Repubblica di Potenza e il caso affidato alla PM Felicia Genovese. Si scoprì che l’ultima persona ad aver visto Elisa viva fu proprio Danilo Restivo, giovane di 21 anni originario della Sicilia ma trapiantato a Potenza con tutta la sua famiglia.

Di Danilo si sa tutto e non si sa niente. In città le persone hanno un’opinione sempre diversa, sempre nuova, aneddoti a non finire, ancora oggi dopo 30 anni.

Gli inquirenti, al tempo della scomparsa della giovane, scoprirono che Restivo aveva l’abitudine di importunare le ragazze delle quali si invaghiva, chiamandole spesso al telefono senza mai parlare e facendo loro ascoltare la colonna sonora del film Profondo rosso o il brano Per Elisa di Beethoven. Non solo, Danilo aveva l’abitudine di tagliare ciocche di capelli con un paio di forbici che portava sempre con sé.

La famiglia di Elisa ha sempre cercato di mantenere alta l’attenzione su Restivo, date anche le profonde lacune giudiziarie in merito. Filomena, mamma della giovane, cercò in tutti i modi di farsi sentire perciò chiese ripetutamente agli inquirenti di indagare a fondo su Restivo, ma senza esito.

Quella che sembrava una storia lineare con delle prove schiaccianti contro Danilo Restivo, in realtà, si trattava di un groviglio di fili quasi impossibile da slegare.

Ritrovamento del corpo

17 marzo 2010, 17 anni dopo la scomparsa di Elisa. Alcuni operai durante i lavori di ristrutturazione per infiltrazioni d’acqua nella Chiesa della Santissima Trinità trovano dei resti. Quei resti.

Il cadavere di Elisa Claps venne ritrovato quasi per caso in fondo al sottotetto della chiesa potentina. Oltre ai resti umani, vennero trovati anche un orologio, gli occhiali, gli orecchini, i sandali e quel che restava dei vestiti della sedicenne, prove inconfutabili della sua morte. Il reggiseno appariva tagliato e i jeans aperti suggerendo un’ipotetica aggressione sessuale prima dell’omicidio.

La famiglia Claps accusò di “messa in scena” il ritrovamento del corpo ritenendo che fosse avvenuto in precedenza e che fosse stato tenuto nascosto dal parroco della chiesa, don Domenico “Mimì” Sabia, morto nel 2008.

Nel frattempo, Danilo Restivo trasferitosi in Inghilterra a Bournemouth, nel Dorset, venne fermato dalla polizia con l’accusa di omicidio ai danni della sua vicina di casa, la sarta Heather Barnett, avvenuto nel 2002.

Inizia così un altro intricato capitolo della vita di Danilo Restivo.

Da tempo il siciliano era seguito dalla polizia locale che lo aveva ripreso mentre pedinava delle donne inglesi in atteggiamenti ambigui ed era uscita fuori, inoltre, questa sua ossessione per le chiamate mute e le ciocche di capelli.

Tornando in Italia, il 29 giugno 2010 alcune foto contenute nella perizia medico legale filtrarono alla stampa e a settembre dello stesso anno a Potenza, si tenne una manifestazione a ricordo di Elisa Claps da parte dell’associazione Libera, con centinaia di cittadini che scesero in piazza per chiedere giustizia. In molti, infatti, ritenevano che il caso fosse stato in qualche modo insabbiato.

Il 25 ottobre 2010 vennero rese note alcune risultanze aggiuntive, tra le quali un campione di DNA rinvenuto sulla maglia indossata dalla vittima, che dalle analisi risultò appartenere a Restivo.

Processi e tanti dubbi

Il 30 giugno 2011 Danilo Restivo venne condannato all’ergastolo dalla Crown Court di Winchester per l’assassinio di Heather Barnett.

“Lei non uscirà mai di prigione […]. Lei è recidivo. È un assassino freddo, depravato e calcolatore […] che ha ucciso Heather come ha fatto con Elisa […]. Ha sistemato il corpo di Heather come fece con quello di Elisa. Le ha tagliato i capelli, proprio come Elisa […]. Merita di stare in prigione per tutta la vita” disse il giudice Michael Bowes nel pronunciare la sentenza. Attualmente, Danilo Restivo sta scontando la sua condanna a 40 anni di carcere in Inghilterra per l’omicidio della sua vicina di casa, avvenuto successivamente al delitto Claps.

Per quanto riguarda il processo in Italia, invece, si conferma la condanna a 30 anni di carcere oltre al versamento di 700.000 € alla famiglia Claps a titolo di risarcimento.

Tanto poteva essere fatto, tra complicità e silenzi assordanti questo è un caso di cronaca nera che ha segnato un intero Paese e continua a farlo avvolto nel mistero.

 

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Valentina Sammarone
Valentina Sammarone
"Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto." (Horacio Verbitsky)
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