Contatto telefonico Agnelli-Cairo dopo Report: ecco cos’è successo

Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, dopo la puntata di Report di lunedì scorso ha chiamato Urbano Cairo, ecco perché...

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Urbano Cairo, fonte Di Cairo Editore - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59692742
Urbano Cairo, fonte Di Cairo Editore - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59692742

Importante retroscena svelato stamani da La Stampa, secondo il quotidiano dopo la puntata di Report relativa all’inchiesta sui rapporti tra la Juventus e la criminalità organizzata per la questione bagarinaggio e l’esposizione di striscioni offensivi, di cui uno sulla strage di Superga, il presidente Andrea Agnelli avrebbe avuto un contatto telefonico con il patron del Torino Urbano Cairo.

Oggetto della telefonata è stato proprio lo striscione su Superga, che, secondo Report, sarebbe entrato all’Allianz Stadium con il placet di persone molto vicine al presidente bianconero. Il numero uno della Juve si è scusato con Cairo, spiegando che la società ha condannato il gesto dal primo momento e che i responsabili dell’ingresso dello striscione sono stati già allontanati.

Nel frattempo Report ha annunciato che l’inchiesta sulla Juve ancora non è terminata e che nei prossimi giorni andrà in onda una nuova puntata sempre sugli stessi temi. Agnelli, durante il discorso di apertura nell’Assemblea degli Azionisti, ha replicato:

Una trasmissione televisiva ha parlato dei rapporti della Juventus con la Curva Sud. La giustizia sportiva ci ha già condannato, quindi non permettiamo altre voci. La Juventus è stata sanzionata dalla giustizia sportiva per due motivi: aver venduto biglietti in numero superiore rispetto a quanto previsto dalla legge Pisanu e perché il nostro responsabile della sicurezza Alessandro D’Angelo avrebbe favorito l’ingresso di materiale non autorizzato.La Juventus rispetta alla lettera le procedure previste e non può permettere che la nostra società sia associata al bagarinaggio e Alessandro D’Angelo non ha favorito l’ingresso di striscioni canaglia su Superga, come già li avevo definiti. Lo prova la sentenza della Corte Federale d’Appello e gli autori di quello striscione furono consegnati alla giustizia e sono rei confessi. Ogni altra affermazione è falsa e sarebbe ora che chi si esprime su questi fatti tenesse conto delle sentenze. Teniamo conto delle prove e delle sentenze, non ammetto che il nome Juventus sia infangato“.