Conte si prende l’Inter ma quanti dilemmi: la conferenza buia del coach

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Antonio Conte, neo allenatore dell'Inter. Foto Wikimedia Commons

Quando parla non è mai banale, eppure la conferenza di Conte, neo coach dell’Inter, ha lasciato a tanti un marcato senso di amarezza e un po’ di insoddisfazione. Il question time dura poco meno di 50 minuti e si apre con la più ovvia delle domande: perchè l’Inter?Conte non fa una piega e ben conscio che da qui in avanti si dovrà muovere su un velenoso campo minato elogia lo spirito di squadra e l’amicizia che lo lega al direttore Marotta.
E’ stato semplice scegliere l’Inter perché (con Marotta e Zhang, NdR) ci siamo trovati ad avere la stessa visione. Sappiamo bene che dovremo affrontare un percorso fatto di lavoro, fatica, sudore però ho riscontrato nella società la stessa mia voglia e la stessa ambizione“.

Nell’intera conferenza il mister ripeterà come un mantra proprio queste tre parole: lavoro, fatica, sudore, quasi volesse lanciare un minaccioso avvertimento ai suoi. L’Inter e Conte vogliono tornare alla vittoria e il sodalizio sportivo è stato benedetto dalla proprietà proprio per tali obiettivi. “Non pongo limiti a quello che può fare la squadra, anche perché, se li ponessi io, creerei degli alibi a tutto l’ambiente“. La dichiarazione sembra essere quella che ogni tifoso interista vorrebbe sentire dal proprio condottiero eppure c’è qualcosa che non torna. Il tono sommesso, il volto teso e la postura da chi si sente già sulla graticola tradiscono le emozioni.

E non ci vuole molto affinché sia lo stesso Conte a menzionare almeno due di supposti alibi per la sua squadra. Il primo è la sempiterna lotta con la prima della classe, che anno dopo anno, rimane la squadra meglio attrezzata per la vittoria finale. L’altro è la piega che sta prendendo il mercato nerazzurro. Il coach pare preoccupato della qualità della sua rosa e solo un tempestivo intervento di Marotta evita il completo ampasse. Diventa ovvio, quindi, la gragnola di domande sul rapporto instaurato con i giocatori nerazzurri, primi tra tutti Icardi, Nainggolan e Perisic. Conte parla dei tre con riluttanza, come se l’argomento lo disturbasse fisicamente. Alla fine si appella alle dichiarazioni rilasciate da Marotta qualche giorno prima sui primi due e taglia corto sul terzo. Che sia in bilico anche il croato?

Nonostante il ritmo martellante delle domande, Conte rimane fedele a sè stesso non sbilanciandosi mai su risposte che potrebbero lasciare adito a incomprensioni. E’ tutto un fiorire di lavoro, sacrificio, gruppo e fatica eppure il tono inizia a farsi più buio quando si vuole cercare un confronto con la rivale di sempre: la Vecchia Signora. Il mister sa che l’asticella è alta e vincere contro una corazzata che continua a migliorarsi anno dopo anno gli porterà diversi grattacapi. Continua, con sospetta fiducia, la sua conferenza, ma è chiaro a tutti l’imbarazzo dell’ex bandiera bianconera.

Il clima si stempera in sala stampa nel finale della conferenza, quando giornalisti consci di non poter portare a casa alcuno scoop e intervistati decisamente sottotono si spengono l’un l’altro. Le ultime considerazioni sono sull’apporto dei tecnici italiani negli altri campionati e con quale animo poi tornino in Italia. Conte parla dei grandi risultati suoi e di altri colleghi che riescono a dare tanto all’estero e che poi tornano più maturi in Serie A. Si abbassa il sipario sulla presentazione del mister alla guida della beneamata per impegni improrogabili ad Appiano. Non è stata proprio quella ciliegina sulla torta che tutti si aspettavano.