Covid, il Ministero ammette: “Da gennaio c’è un piano segreto: troppo drammatico per diffonderlo”

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Covid-19, Foto Contrassegnate per essere riutilizzate su Google
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Iniziano a venir fuori i primi dettagli di come la notizia della diffusione così repentina e violenta del Coronavirus sia stata recepita dai vertici del Ministero della Salute, oltre un mese prima rispetto all’annuncio del Governo della tremenda pandemia che di lì a poco avrebbe travolto l’Italia. A riferire la verità ci ha pensato il direttore generale del dicastero guidato dall’esponente di LeU, Roberto Speranza, in un’intervista esclusiva per “Il Corriere della Sera“.

A sentire il manager e politico Andrea Urbani la news della diffusione di questo nuovo virus dalle province più estreme della Cina sarebbe arrivata tramite un comunicato nei primi giorni di gennaio 2020. La decisione di non divulgare immediatamente il documento è stata presa dal Ministro stesso che però ha creato una task force contro la minaccia e inviato una circolare alle Regioni affinché si premunissero contro una “polmonite da eziologia sconosciuta – Cina“, come riporta l’oggetto della comunicazione ufficiale datata 5 gennaio.

La circolare, a firma del Direttore dell’ufficio 5 di Prevenzione, Francesco Maraglino, spiegava diffusamente i sintomi clinici dei primi 44 casi di Wuhan(febbre, dispnea e lesioni polmonari) concludendo con le raccomandazioni dell’Oms a riguardo che però, incredibilmente, non impedivano certo le Nazioni dall’avere contatti con la Cina.

Pochi giorni più tardi è uscito dal ministero un “piano nazionale d’emergenza” con le scelte che hanno caratterizzato l’azione del Governo per difendere i cittadini dal contagio. A quanto riporta Urbani: “Il documento conteneva tre scenari per l’Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini. Per questo il piano è stato secretato“. Una ammissione che farebbe rabbrividire per la sua lucidità.

La decisione di imporre la quarantena prima e il lockdown generale in seguito è frutto proprio di quel dossier. Per il DG dunque: “Non c’è stato nessun vuoto decisionale. Già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio“.