Coronavirus, in Cina nuovi focolai di Covid-19: si torna in lockdown

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Cina
Mercato della carne, Cina. Foto di Publicdomainpictures.net

Primo paese a denunciare lo scoppio dell’epidemia e primo anche a dichiararne lo status di virus free, oggi la Cina ripiomba nell’incubo coronavirus dopo le evidenze di nuovi focolai nel distretto meridionale di Fengtai. Altri 27 casi confermati nella sola Pechino e la paura di una seconda ondata sempre più fondata che fa decidere al Governo di istituire nuove zone rosse su tutto il territorio nazionale. E ora le vittime tornano a salire al ritmo di 100 al giorno.

Coronavirus, in Cina tornano a salire le vittime

Ventinove comunità sono state interessate dal provvedimento dello Stato che le relega in un nuovo e più stringente lockdown dopo il verificarsi di numerosi casi sospetti di Covid-19. A nulla sono valsi i proclami del presidente Xi Jinping che si diceva ormai certo di aver debellato il virus. Zone sensibili del contagio e della nuova diffusione del coronavirus sembrerebbero ancora i tanti mercati a cielo aperto che animano le piazze e le strade cinesi.

Se la responsabilità della partenza del virus è stata fatta ricadere sul mercato di animali di Wuhan, adesso sono quelli delle città di Xinfadi, di Yuquan e di Hongta Tiantao a far tremare nuovamente il Paese e con lui l’intera comunità mondiale. La psicosi torna a farsi sentire nelle super affollate aree metropolitane così come nelle province rurali, spesso lontane da ospedali e altre strutture sanitarie.

La notizia inoltre apre a nuovi scenari legati alle tanto temute seconde ondate, episodi di recrudescenza del virus in aree e soggetti già colpiti. Non è un caso che anche in Italia in queste ore il dibattito sulla seconda ondata di coronavirus tenga banco in politica così come negli ambienti medici. la minaccia sembra davvero essere più reale dopo quanto osservato in Cina.

Coronavirus, in Italia si chiude la task force

Una catastrofe che metterebbe in serio pericolo i sacrifici finora fatti e che metterebbe in ginocchio l’economia mondiale in maniera perentoria. Il ritorno del lockdown, inoltre, è cosa assolutamente da evitare anche da un punto di vista sanitario. Soltanto nell’ultimo mese le terapie intensive hanno potuto tirare il fiato dopo il super lavoro di marzo e aprile. La situazione nazionale ha permesso proprio in queste ore al commissario Colao di chiudere i lavori della task force. Ritornare ad un nuovo 9 marzo significherebbe la sconfitta più eclatante dopo mesi di lotta estenuante.