Coronavirus, ipotetica zona “rosso scuro”: ecco cosa cambierebbe in Italia

La proposta dell'Ue sull'introduzione di una nuova zona, la rosso scuro

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Bologna, Emilia Romagna, fonte Pixabay

Didier Reynders, commissario europeo per la Giustizia, ieri ha presentato la proposta della Commissione Ue per i viaggi e la mobilità sul suolo europeo e fuori dai confini. Il commissario ha anticipato un’ipotetica mappa dell’Europa a seconda del livello di rischio legato all’emergenza Coronavirus.

INTRODUZIONE DI UNA NUOVA ZONA – Da come si evince dalla mappa presentata, pare che sia stata proposta l’introduzione di una nuova zona, la zona rosso scuro, che riguarderebbe anche l’Italia. In cosa consiste questa nuova colorazione? “La nuova categoria si applica alle aree in cui il tasso delle infezioni di 14 giorni è di 500 o più” spiega. La cartina mostrata da Didier Reynders mostra l’Europa quasi tutta rossa con alcuni territori di un colore rosso scuro, a causa di un’elevata circolazione dell’infezione.

Tra questi territori ci sono quasi tutta la Spagna, l’Irlanda, alcune zone della Svezia, della Francia e della Germania. Anche alcune Regioni d’Italia: Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto e la Provincia autonoma di Bolzano. Sono queste le zone, secondo la mappa, più colpite e a rischio infezione d’Italia.

ECCO COSA CAMBIEREBBE IN ITALIA CON L’INTRODUZIONE DELLA ZONA ROSSO SCURO -Sebbene la proposta sia molto singolare, secondo l’esecutivo dell’Unione europea, in questi territori si dovrebbero introdurre regole più severe per gli spostamenti. I cittadini provenienti da questi territori dovrebbero essere sottoposti obbligatoriamente al tampone e quarantena per poter viaggiare verso il resto dell’Ue.

Nulla è al momento confermato poiché si tratta solo di una proposta ma per fermare la curva dei contagi si è disposti a tutto. La mappa presentata dal commissario Didier Reynders è stata disegnata secondo gli ultimi dati raccolti dall’Ecdc. Secondo questi dati, per l’appunto, il Friuli Venezia Giulia presentava un tasso di 768 casi ogni 100 mila abitanti, Bolzano 696, il Veneto 656 e l’Emilia Romagna 528.