Coronavirus, Lombardia e Piemonte potrebbero passare nella zona arancione: ecco cosa cambia

Le due regioni potrebbero passare dalla zona rossa a quella arancione, sempre con le dovute restrizioni da rispettare

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Statistiche Coronavirus. Foto di Google contrassegnata per essere riutilizzata.

Nel Dpcm di novembre, il premier Giuseppe Conte ha suddiviso l’Italia in zone rosse, arancioni e gialle in base ai rischi di contagio e a 21 criteri da rispettare. Ad oggi, nessuna regione è tornata indietro, anzi, molte sono passate da gialle ad arancioni, da arancioni a rosse e addirittura da gialle a rosse (come la Campania).

LOMBARDIA E PIEMONTE IN ZONA ARANCIONE? – La Lombardia e il Piemonte sono state le prime regioni a diventare rosse, ormai già da due settimane. Proprio grazie alle restrizioni, i dati arrivati in queste ultime ore avrebbero confermato un possibile ritorno nella zona arancione. Le due regioni tecnicamente da quattro giorni a questa parte sarebbero diventate arancioni e non è da escludere che tra dieci giorni potrebbero diventare addirittura gialle.

“Le prime regioni entrate in zona rossa dovrebbero essere anche le prime a uscirne” ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, che chiede la massima prudenza, poiché “il virus continua a colpire”.

COSA POTRANNO FARE I CITTADINI – Qualora le due regioni dovessero entrare ufficialmente in zona arancione, cambierebbero sicuramente le restrizioni per i cittadini. Per prima cosa, si potrà circolare liberamente e senza autocertificazione all’interno del proprio comune di residenza. Saranno, tuttavia, vietato gli spostamenti fuori regione e verso altri comuni, se non per lavoro, istruzione, salute e necessità.

Bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie rimarrebbero comunque chiuse con la possibilità di asporto e domicilio entro le 22. Tuttavia, potrebbero riaprire gli altri negozi al dettaglio. Nei weekend e giornate festive i centri commerciali resterebbero chiusi. Salvo diverse decisioni da parte dei governatori di regione, le seconde e le terze medie potrebbero tornare a scuola in presenza con la mascherina obbligatoria mentre le superiori resterebbero a distanza.