Coronavirus, orrore Ecuador: cadaveri bruciati e abbandonati per strada

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Il Coronavirus colpisce duramente l’Ecuador e lo fa cadere nell’orrore più profondo. Nel Paese sudamericano, il Covid-19 sta mietendo migliaia di vittime ogni giorno e gli effetti sulla popolazione sono ormai diventati un incubo ad occhi aperti. Gli ammalati vengono ostracizzati dalle loro stesse famiglie e vagano per strada alla ricerca di un tetto sotto cui ripararsi. Coloro che si arrendono al male rimangono lì, alla mercè degli animali oppure bruciati o gettati nell’immondizia.

 

Le scene sono quelle da intervento bellico, con città isolate, istituzioni sanitarie al collasso e morti ammassati sui marciapiedi. La situazione sembra essere ormai sfuggita di mano e nemmeno gli accorati appelli della società civile e delle autorità locali riescono a far breccia nella cortina di silenzio del Governo centrale.

E’ Guayaquill, capoluogo della provincia di Guayas la città in cui si riscontrano ad oggi il maggior numero di positività e decessi. La stessa sindaca Cynthia Viteri, ha ammesso di esserne ormai contagiata da tempo e dalle pagine del suo account Twitter tuona furibonda contro il Governo del Paese.

Ecuador, “Nessuno vuole raccogliere i cadaveri!”

Secondo la prima cittadina, nel suo centro la presenza dello Stato è soltanto un ricordo e i cittadini si sentono ormai abbandonati al loro destino. “Nessuno vuole raccogliere i cadaveri” , così ammonisce la donna che vede i suoi concittadini morire sotto i suoi occhi. La creazione di una fossa comune è la soluzione più auspicata e per tale ragione è stato nominato il comandante della Marina nazionale, Darwin Jarrín. L’alto papavero ha assunto il coordinamento militare per la provincia di Guayas il 30 marzo ed ha assicurato che entro giovedì 2 aprile tutti i defunti saranno rispettosamente seppelliti.

L’epidemia è nata da una donna rientrante dall’Italia

Altro tema che dovrà per forza di cose andare all’attenzione di politica e stampa è quello inerente al sistema sanitario ecuadorenho ormai ad un passo dalla resa. Il materiale sanitario è introvabile e i medici sono costretti a soluzioni di fortuna per far fronte alla richiesta di assistenza. I posti letto sono terminati in tutti i nosocomi e questo non aiuta certo nel gestire la crescente tensione sociale.

Si fa strada, infatti, la versione per cui questa epidemia sia stata portata nel paese sudamericano dai “ricchi” che hanno importanti interessi oltreoceano e che le classi più basse della società ne siano rimaste invischiate loro malgrado. L’individuazione del paziente zero in una facoltosa donna rientrante dall’Italia lo scorso 29 febbraio non farebbe che aumentare il risentimento popolare.